Gentile Redazione di InformazioneScuola,
la tragica morte dello studente di La Spezia rappresenta un colpo durissimo per tutta la comunità scolastica e non può lasciarci indifferenti. Episodi di questo tipo aprono ferite profonde e impongono una riflessione seria e responsabile sul tema della sicurezza nelle scuole, senza cedere però a scorciatoie o soluzioni simboliche che rischiano di snaturarne il ruolo.
La preoccupazione diffusa è che, sull’onda dell’emotività e della paura, si possa imboccare una strada già vista altrove, in particolare negli Stati Uniti, dove per entrare a scuola è spesso necessario passare da metal detector, controlli invasivi e presidi di sicurezza che trasformano gli istituti in luoghi blindati, più simili a zone sorvegliate che a spazi di crescita e formazione.
La scuola italiana non può e non deve diventare questo. La sicurezza è fondamentale, ma non può essere ridotta a un problema di ordine pubblico. Il rischio concreto è quello di rispondere al disagio giovanile, alla solitudine e alla fragilità emotiva con barriere, controlli e sospetto, anziché con ascolto, prevenzione, supporto psicologico e presenza educativa.
Servono investimenti veri: più figure di supporto, più educatori, più psicologi scolastici, classi meno affollate e un’alleanza reale tra scuola, famiglie e territorio. Trasformare le scuole in luoghi sorvegliati potrebbe forse dare un’illusione di sicurezza, ma segnerebbe una sconfitta culturale ed educativa.
La scuola deve restare un luogo aperto, accogliente e sicuro nel senso più alto del termine: uno spazio in cui i giovani si sentano visti, ascoltati e accompagnati, non controllati come potenziali colpevoli.
Con rispetto e profonda preoccupazione,
Giuseppe P.
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