HomeComunicato StampaScuola - Il Gigante con le gambe di argilla

Scuola – Il Gigante con le gambe di argilla

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Ma è mai possibile che in Italia un milione e duecentomila lavoratrici e lavoratori della Scuola non riescano a scioperare in massa con percentuali dell’80% – 90% e siano incapaci di fare dello sciopero l’elemento catalizzatore, affinché l’opinione pubblica prenda coscienza della scuola del malessere, della scuola della miseria e della povertà educativa, della scuola delle contraddizioni, della scuola dei tagli, della scuola cialtrona di Bianchi e di chi verrà dopo di lui, è mai possibile che gli insegnanti non riescano a fare a Roma quello che i loro colleghi fanno nelle strade di Madrid o di Parigi?

Degli insegnanti europei si parla solo di stipendio e ora neanche più e mai della loro capacità di lotta, di mobilitazione e di sciopero

Abbiamo una categoria frammentata su tutto , chi se la canta e se la suona da sola sui social ma è mai possibile che un milione e duecentomila lavoratori non contino politicamente e sindacalmente nulla , non abbiano alcuna capacità di pressione sui Governi, sul Parlamento, sui Partiti di maggioranza e su quelli di opposizione, nessuna considerazione sulla stampa nazionale? In TV sugli insegnanti si fanno parlare filosofi, pedagogisti, sociologi, attori, giornalisti, dirigenti scolastici, qualche sindacalista, mai un insegnante.

Una categoria ridotta miseramente a un gigante con le gambe di argilla, tanto da far da una parte rabbia per la sua passività e indifferenza e dall’altra pena per la sua condizione miserevole sia quando è precaria sia quando è di ruolo.

Da dopo il 2015, gli insegnanti hanno subito un’involuzione , delusi dagli esiti dello sciopero del 5 maggio del 2015 contro la 107 di Renzi e vittime in questi anni del clima pesante di autoritarismo nelle scuole instaurato da quella legge , hanno perso capacità di lotta e di aggregazione e preferiscono in prevalenza lamentarsi sui social.

I sindacati hanno una grande responsabilità politica e nel contempo un grande lavoro da fare, innanzi tutto non dividersi tra loro e recuperare il rapporto con gli insegnanti che non è solo la quantificazione delle deleghe e dei voti RSU ma soprattutto lavorare per una cultura unitaria della mobilitazione e della lotta.

Per fare uno sciopero il 30 maggio scorso contro il DL 36 e per il Contratto di Lavoro non si poteva pensare di affidare la mobilitazione alle RSU legate ai DS e che lo hanno boicottato e con una partecipazione di soli 2 insegnanti su 10, il 17, 33%.

Questo non dovrà più accadere ma per questo bisognerà mettere in campo nuove strategie, insomma da Piazza Santi Apostoli si deve arrivare a Piazza San Giovanni e ridare gambe agli insegnanti ora come stanche e fragili .

Libero Tassella SBC

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