Quest’anno segna il ventisettesimo anniversario di servizio di ruolo nella scuola primaria per molti docenti, ma il bilancio economico continua a essere deludente. Nonostante le promesse e le aspettative, i 2.500 euro di stipendio mensile sbandierati dopo le varie firme dei contratti, rimangono un miraggio per tutta la categoria. Anzi, spesso gli insegnanti si trovano a percepire molti meno dei famosi 2.000 euro, con ulteriori riduzioni durante i conguagli, che possono far scendere la retribuzione fino a 1.200 euro.
Questa situazione mette in luce una realtà che purtroppo non cambia: il settore educativo è tra i più penalizzati, sia dal punto di vista economico che strutturale. La scuola, un pilastro fondamentale della società, meriterebbe maggiore attenzione e investimenti concreti per garantire un futuro migliore non solo agli studenti, ma anche ai professionisti che vi lavorano.
La speranza è che entro il 2026 si possa assistere a un cambiamento significativo, con interventi mirati che valorizzino il ruolo degli insegnanti e migliorino le condizioni di lavoro. È fondamentale che il rispetto per questa categoria professionale si traduca in azioni concrete, che vadano oltre le parole e le promesse.
Il settore educativo ha bisogno di un nuovo slancio, e questo può avvenire solo attraverso una revisione seria delle politiche retributive e un investimento strutturale che dia finalmente dignità al lavoro di chi ogni giorno contribuisce alla crescita culturale del Paese.

