Nelle pieghe della manovra finanziaria del prossimo anno si annidano cambiamenti importanti per chi frequenta scuole non statali. A destare maggiore attenzione c’è quel voucher chiamato impropriamente “buono scuola”. Finanzierà fino a 1.500 euro l’anno a chi guadagna poco, ma solo se decide di mandare i bambini in quegli edifici con rette private. Le condizioni? Redditi sotto la soglia dei trentamila euro ISEE. Mentre alcuni lo vedono come una chance, altri ci leggono un passo sbagliato. La discussione è già accesa, anzi, sembra non trovare pace
Perfino senza il contributo diretto, cambia qualcosa nelle regole fiscali per le scuole non statali. L’esenzione dall’IMU arriva proprio adesso, segnale chiaro del valore che hanno nell’istruzione collettiva. In mezzo a tutto questo, sale anche lo stanziamento: otto miliardi e rotti in più finiscono nel fondo pensato apposta per loro
Anche se alcuni le appoggiano, non tutti vedono di buon occhio queste decisioni. Dall’altro lato, ci sono voci contrarie, specie tra chi è fuori dal governo. A parlare è stata Barbara Floridia, eletta col Movimento 5 Stelle. Le risorse per le scuole private, secondo lei, potevano prendere strade diverse. Ad esempio, puntare più forte sulla tecnologia dentro le aule statali.
Continua il confronto, a mostrare quanto sia intricato l’intreccio tra istituti pubblici e privati nell’istruzione del Paese.
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