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Sedici anni e la guerra negli occhi: il racconto da Dubai di una studentessa italiana

Mi chiamo Ludovica Pochiero, ho 16 anni, vivo a Maropati (RC) e frequento il Polo Liceale M. Guerrisi – V. Gerace. Mi trovo nel gruppo dei 200 ragazzi bloccati a Dubai, città nella quale siamo per aver partecipato al progetto “L’Ambasciatore del Futuro”, organizzato da WSC Italia, in cui abbiamo simulato un vero e proprio incontro diplomatico. Voglio dare in prima persona la mia testimonianza su ciò che stiamo vivendo qui.

Saremmo dovuti tornare con un volo in partenza dall’aeroporto di Dubai alle 01:30 del 1° marzo. La mattina del 28 febbraio abbiamo ricevuto la notizia dei bombardamenti sull’Iran. Sono quindi iniziate le procedure di sicurezza: gli spazi aerei sono stati chiusi e, di conseguenza, il nostro volo è stato cancellato. Siamo stati trasferiti dall’hotel in cui avevamo trascorso otto giorni, il “Le Méridien Dubai Hotel & Conference Centre”, a una nuova struttura, il “Mövenpick Grand Al Bustan Dubai”, dove abbiamo trascorso la notte del 28 febbraio.

Durante la notte abbiamo ricevuto un allarme che segnalava la presenza di missili nelle vicinanze. Siamo subito corsi a metterci al sicuro nel bunker situato sotto l’hotel, dove abbiamo atteso che la situazione si calmasse.

Poche ore dopo siamo stati nuovamente svegliati: l’aeroporto di Dubai era stato attaccato e il terminal principale, da cui avremmo dovuto partire, era stato distrutto.

Ci sono stati attimi di panico; la paura tra noi ragazzi era tanta, mai avremmo pensato di trovarci in un simile scenario di guerra. La mattina del 1° marzo abbiamo incontrato il Console dell’Ambasciata Italiana a Dubai, Edoardo Napoli, che ha saputo rincuorarci e riaccendere in noi quella fiamma di speranza che si stava spegnendo. Successivamente siamo tornati nel primo hotel, il “Le Méridien”, dove abbiamo trascorso la notte del 1° marzo. Anche quella sera è suonato un altro allarme e siamo corsi nuovamente tutti nel bunker per ripararci.

Sono momenti difficili per tutti, soprattutto dal punto di vista psicologico. Il momento più duro arriva la sera, perché sono le ore più pericolose: si vedono e si sentono missili, caccia, fumo, botti e boati. In quei momenti il panico tra di noi è tangibile, ma ci stiamo sostenendo a vicenda.

Ringraziamo il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, l’associazione WSC, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’Ambasciata d’Italia negli Emirati Arabi Uniti, il Consolato Generale d’Italia a Dubai, la Farnesina e l’Unità di Crisi.

Ringrazio inoltre per la vicinanza la mia famiglia, i miei compagni di scuola, i miei amici, i miei professori, la Dirigente Dott.ssa Clelia Bruzzì, il sindaco di Maropati Rocco Ciurleo, Bartolo Mercuri e il Cenacolo, e tutti coloro che ci sono stati vicini in questo momento difficile.

Al momento, il nostro unico desiderio è tornare a casa.

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