Il giudice Rocco Chinnici, figura simbolo della lotta alla mafia, ha lasciato un’eredità che va ben oltre le aule di tribunale. La sua visione, considerata “avanguardista” per l’epoca, si fondava sull’importanza di educare i giovani alla legalità. Negli anni ’70, Chinnici iniziò a frequentare regolarmente le scuole, spiegando ai ragazzi come la mafia prosperasse attraverso il traffico di droga e come il rifiuto di tale piaga fosse un atto di coraggio e resistenza.
Aldo Mucci, dirigente nazionale SGS Scuola, sottolinea quanto fosse innovativo il metodo di Chinnici: parlare agli studenti con empatia e passione, come un padre che guida i propri figli. “Senza una nuova coscienza tra i giovani – affermava Chinnici – le indagini giudiziarie non sarebbero mai bastate”. Un approccio che oggi si traduce in una pratica consolidata: portare magistrati e forze dell’ordine nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni.
Mucci propone di rendere strutturale questa educazione alla legalità, coinvolgendo i ragazzi in percorsi annuali con giudici e magistrati. Dibattiti, visite in tribunale e riflessioni sui beni confiscati potrebbero trasformarsi in strumenti concreti per promuovere consapevolezza e coraggio civile. Un impegno indispensabile per costruire una società libera dall’illegalità.
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