Mentre il 2026 segna il termine ultimo per la messa a terra dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il bilancio per il sistema scolastico italiano appare più in ombra che in luce. Nonostante un investimento senza precedenti di oltre 17 miliardi di euro, la percezione di docenti e famiglie è quella di una storica occasione mancata, dove lo stanziamento di risorse non è stato seguito da una visione pedagogica e strutturale.
1. La “Tecnologia nel Deserto”: Il limite dei fondi Scuola 4.0
Uno dei capitoli più critici riguarda la digitalizzazione. Milioni di euro sono stati spesi per l’acquisto di visori VR, stampanti 3D e monitor interattivi di ultima generazione, ma con risultati spesso deludenti.
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Mancanza di Formazione: In molti istituti, le attrezzature giacciono ancora negli imballaggi perché il personale non è stato adeguatamente formato per utilizzarle.
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Costi di Manutenzione: I fondi PNRR coprono l’acquisto, ma non il mantenimento. Molte scuole si ritrovano con dispositivi guasti e senza budget per le riparazioni.
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Obsolescenza Precoce: Parte dell’hardware acquistato nel 2023-2024 risulta già superato dalla velocità dell’evoluzione tecnologica (specialmente nel campo dell’AI generativa).
2. Edilizia Scolastica: Grandi Progetti, Piccole Soluzioni
Il PNRR puntava a risolvere il problema delle “scuole sicure” e degli asili nido, ma la realtà dei cantieri racconta una storia diversa:
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Aumento dei Costi delle Materie Prime: L’inflazione ha ridotto il potere d’acquisto dei fondi, portando al ridimensionamento o al blocco di molti progetti di riqualificazione.
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Burocrazia e Bandi Deserti: Molti comuni piccoli non hanno avuto la capacità tecnica di gestire le gare d’appalto, portando alla perdita dei finanziamenti o a esecuzioni frettolose.
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Il “Trucco” dei Rendering: Molte “nuove scuole” sono rimaste sulla carta o si sono limitate a interventi estetici superficiali, ignorando i problemi strutturali di sismica ed efficienza energetica profonda.
3. Lo Spreco del Capitale Umano
Il paradosso del 2026 è che abbiamo scuole potenzialmente più “connesse”, ma con classi sempre più numerose e un precariato che non accenna a diminuire. Il PNRR ha finanziato le “mura” e le “macchine”, ma ha investito poco sulla stabilità del corpo docente, elemento cardine di ogni vera riforma educativa.
Il dato chiave: Secondo le ultime rilevazioni dell’Osservatorio PNRR, solo il 35% dei laboratori innovativi finanziati viene utilizzato quotidianamente nella didattica ordinaria.
Conclusioni: Verso la Rendicontazione Finale
Lo spreco non è solo spendere male, ma è soprattutto non generare valore. Se al termine del 2026 la scuola italiana avrà solo più tablet ma gli stessi problemi di abbandono scolastico (specialmente al Sud), il PNRR sarà ricordato come il più grande debito inutile lasciato alle future generazioni.
La domanda però che serpeggia nelle scuole è: qualcuno ci ha “guadagnato” troppo?
Cosa possono fare le istituzioni ora?
Per salvare il salvabile, è necessaria una flessibilità dell’ultimo minuto che permetta di spostare le risorse residue sulla formazione intensiva e sulla piccola manutenzione ordinaria, quella che realmente impatta sulla vita quotidiana degli studenti.
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