HomeNotizieSpreco alimentare: il paradosso delle mense scolastiche e il fallimento dell’esempio educativo

Spreco alimentare: il paradosso delle mense scolastiche e il fallimento dell’esempio educativo

Foodbusters ODV ha presentato una ricerca che fotografa con lucidità una delle contraddizioni più gravi del sistema italiano: il cibo recuperabile vale meno della spazzatura.

Spreco alimentare: il paradosso delle mense scolastiche e il fallimento dell’esempio educativo. Il 5 febbraio 2026, in occasione della Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare, Foodbusters ODV ha presentato una ricerca che fotografa con lucidità una delle contraddizioni più gravi del sistema italiano: il cibo recuperabile vale meno della spazzatura. Un paradosso che attraversa famiglie, distribuzione e ristorazione, ma che nelle mense scolastiche assume un valore simbolico e politico ancora più forte.

Secondo i dati dell’Osservatorio Waste Watcher International, nel 2025 ogni cittadino italiano ha sprecato in media 555,8 grammi di cibo a settimana. Un miglioramento rispetto all’anno precedente, ma ancora insufficiente e lontano dagli obiettivi fissati dall’Agenda ONU 2030. Tuttavia, il dato domestico racconta solo una parte del problema. È nella ristorazione collettiva, e in particolare nelle mense scolastiche, che lo spreco assume proporzioni allarmanti: quasi il 30% del cibo preparato viene buttato, di cui il 17% lasciato nei piatti e il 13% ancora integro.

Un numero che pesa come un macigno se si considera che la scuola dovrebbe essere il primo luogo di educazione alla sostenibilità. “Parliamo ai ragazzi di ambiente e futuro, veniamo coinvolti da tutte le scuole d’Italia per raccontare la nostra esperienza – denuncia Diego Ciarloni, presidente di Foodbusters ODV – ma poi il sistema attuale permette che ogni giorno, nelle loro mense, un terzo del cibo finisca nei rifiuti. È una contraddizione che svuota di senso qualsiasi discorso educativo. Ancora più grave – sottolinea Ciarloni – è l’assenza di sistemi strutturali di recupero: non esistono casi in cui, dopo incontri o progetti didattici sul tema ambientale, le istituzioni abbiano attivato un recupero organizzato delle eccedenze prodotte”.

Lo spreco nelle mense scolastiche non è solo un fallimento etico, ma anche ambientale ed economico. A livello globale, un terzo del cibo prodotto viene perso o sprecato, generando circa il 10% delle emissioni climalteranti. In un Paese colpito da eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e da una crescente crisi idrica, buttare cibo significa gettare acqua, energia e lavoro umano già consumati. È un “crimine climatico”, come lo definiscono i Foodbusters, che contribuisce ad alimentare fenomeni sempre più distruttivi.
Il nodo centrale, secondo l’associazione, è culturale e politico: il recupero del cibo è ancora considerato un’attività caritatevole, affidata al volontariato gratuito, mentre lo smaltimento dei rifiuti è un sistema industriale strutturato e finanziato. Nelle scuole questo squilibrio diventa evidente: è più semplice pagare per buttare che organizzare il recupero.

Spreco alimentare: le proposte

Per questo i Foodbusters chiedono un cambio di paradigma: professionalizzare il recupero delle eccedenze, finanziare servizi dedicati anche attraverso la TARI e rendere obbligatoria la cessione del cibo integro non consumato, a partire proprio dalle mense scolastiche. Senza infrastrutture, competenze e responsabilità chiare, l’educazione ambientale rischia di restare pura retorica.

Se davvero la scuola è il luogo in cui si costruisce il futuro, allora non può continuare a insegnare sostenibilità a parole mentre spreca cibo nei fatti. Il dato del 30% buttato ogni giorno nelle mense scolastiche non è solo una statistica: è la misura concreta di un’occasione educativa, sociale e ambientale drammaticamente persa.

informazione scuola telegram

Informazione Scuola, le Ultime Notizie della Scuola in un click.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE...

altre news