Mentre si discute del rinnovo del CCNL e delle risorse per il 2026, i numeri parlano chiaro e non ammettono repliche: il personale scolastico italiano sta vivendo una vera e propria emergenza salariale.
Non è solo una percezione. Incrociando i dati Eurydice (Rete europea di informazione sull’istruzione) con i tassi di inflazione ISTAT dell’ultimo triennio, emerge un quadro drammatico: la forbice tra gli stipendi italiani e quelli dei colleghi europei si è allargata, e il potere d’acquisto è tornato ai livelli di 15 anni fa.
In questa analisi, mettiamo da parte le promesse politiche e guardiamo i numeri reali delle buste paga di Docenti e ATA.
Italia vs Europa: Il Grande Divario
Il confronto è impietoso. Un docente italiano, a parità di potere d’acquisto (PPS), guadagna significativamente meno della media OCSE. Ecco una comparazione stimata sugli stipendi lordi annuali a metà carriera (scuola superiore):
| Paese | Stipendio Annuo Lordo (Media) | Differenza con l’Italia |
| Germania | ~65.000 € | +103% (Più del doppio) |
| Francia | ~38.000 € | +18% |
| Spagna | ~42.000 € | +31% |
| Italia | ~32.000 € | — |
Il dato shock: Un docente tedesco neoimmesso in ruolo guadagna quasi quanto un docente italiano a fine carriera (con 35 anni di servizio). In Italia, la progressione stipendiale è troppo lenta e gli “scatti” sono insufficienti.
L’Emergenza Personale ATA: Stipendi da “Soglia di Povertà”
Se i docenti piangono, il personale ATA non ride. Collaboratori scolastici e Assistenti Amministrativi sono la spina dorsale della scuola, ma le retribuzioni restano inchiodate a livelli preoccupanti.
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Collaboratori Scolastici: Con un netto d’ingresso che spesso non supera i 1.150/1.200 euro, vivere in una grande città del Nord è matematicamente impossibile senza un secondo reddito familiare.
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Assistenti Amministrativi: Gestiscono responsabilità enormi (ricostruzioni carriera, appalti PNRR, graduatorie), ma lo stipendio non riconosce la complessità del lavoro, fermandosi poco sopra quello dei collaboratori.
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Il Caso DSGA: Nonostante siano Direttori dei Servizi, il divario con le altre figure direttive della PA resta abissale, creando una fuga dalla professione.
L’Inflazione si è mangiata il rinnovo contrattuale
Gli aumenti ottenuti con l’ultimo CCNL (i famosi “100 euro lordi”) sono svaniti prima ancora di arrivare sul conto corrente.
L’inflazione cumulata nel periodo 2022-2025 ha eroso il potere d’acquisto di circa il 15-17%.
In pratica: Oggi con 1.500€ compri quello che nel 2020 compravi con 1.250€.
Il personale scolastico sta subendo una svalutazione di fatto:
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Caro Affitti/Mutui: Insostenibile per i precari fuori sede.
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Carrello della Spesa: Aumenti a doppia cifra sui beni primari.
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Fiscal Drag (Drenaggio Fiscale): I piccoli aumenti nominali rischiano di far saltare lo scaglione IRPEF o perdere bonus (come l’ex bonus Renzi/cuneo fiscale), annullando il beneficio.
Cosa serve adesso? Le 3 Richieste urgenti
Per invertire la rotta nel 2026 non bastano “mance” una tantum. I sindacati e la base premono per tre interventi strutturali:
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Adeguamento all’Inflazione: Recupero immediato del potere d’acquisto perso (almeno una mensilità in più l’anno strutturale).
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Riconoscimento del Burnout: Inserimento della professione docente tra quelle usuranti, con benefici previdenziali ed economici.
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Welfare Dedicato: Carta Docente estesa ai precari (in modo strutturale e non per vie legali) e ticket restaurant per il personale ATA che effettua rientri pomeridiani (oggi spesso negati).
La tua opinione conta
Stai faticando ad arrivare a fine mese lavorando a scuola? Raccontaci la tua esperienza nei commenti o inviaci la tua busta paga (anonimizzata) per le prossime inchieste. È ora di far vedere la realtà dietro la cattedra.
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