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Stipendi scuola primaria, l’Anief chiede di cambiare le tabelle retributive equiparandole agli altri ordini di scuola

Stipendi docenti: perché chi insegna alla scuola dell'infanzia e primaria guadagna meno pur lavorando più ore?

Abbiamo analizzato le tabelle stipendiali del comparto scuola e raccolto le segnalazioni di centinaia di insegnanti. Il risultato è un paradosso che continua a far discutere: chi presta servizio nella scuola dell’infanzia e primaria svolge un orario di insegnamento superiore rispetto ai colleghi della secondaria, ma percepisce una retribuzione inferiore. Sul tema interviene il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, che torna a chiedere una revisione del sistema retributivo.
Ogni volta che pubblichiamo un articolo sugli stipendi del personale scolastico riceviamo decine di messaggi con la stessa domanda:

“Com’è possibile che un docente della scuola primaria lavori più ore di lezione e guadagni meno di un collega della scuola secondaria?”

È una domanda che non nasce da una polemica tra categorie, ma da un dubbio concreto che molti insegnanti si pongono da anni.

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Abbiamo riletto le tabelle stipendiali del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, confrontato gli orari di insegnamento previsti per i diversi ordini di scuola e raccolto le osservazioni dei lettori. Il quadro che emerge evidenzia una differenza retributiva storica che continua a essere oggetto di contestazione sindacale.

Tra le organizzazioni che chiedono un cambiamento c’è l’Anief, il cui presidente nazionale Marcello Pacifico sostiene da tempo la necessità di superare l’attuale sistema delle tabelle stipendiali.

I fatti: come cambiano orario e stipendio nei diversi gradi di scuola

Le regole contrattuali prevedono un diverso orario settimanale di insegnamento.

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In sintesi:

  • docenti della scuola dell’infanzia: 25 ore settimanali di attività didattica;
  • docenti della scuola primaria: 22 ore di insegnamento più 2 ore di programmazione;
  • docenti della scuola secondaria di primo e secondo grado: 18 ore di insegnamento.

Parallelamente, le tabelle retributive prevedono importi differenti tra i vari gradi scolastici.

Questo significa che, a parità di anzianità di servizio, un insegnante della scuola dell’infanzia o primaria può percepire uno stipendio inferiore rispetto a un docente della scuola secondaria.

La domanda che molti docenti continuano a porsi

Molti insegnanti ci scrivono raccontando un senso di disorientamento.

La loro osservazione è semplice:

“Se insegno più ore, perché dovrei essere pagato meno?”

È una questione che accompagna il dibattito sul contratto scuola da molti anni e che torna ciclicamente al centro delle richieste sindacali.

Naturalmente il sistema retributivo non è costruito esclusivamente sul numero delle ore frontali, ma tiene conto di una classificazione storica delle diverse figure professionali prevista dai contratti collettivi.

Ed è proprio questo impianto che alcune organizzazioni sindacali chiedono oggi di modificare.

L’intervento di Marcello Pacifico: “Le tabelle devono essere riviste”

Tra le voci più critiche c’è quella del presidente nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico, che propone una revisione delle attuali tabelle stipendiali.

Secondo il sindacato, il diverso trattamento economico non rifletterebbe più l’evoluzione della professione docente né il carico di lavoro effettivamente sostenuto dagli insegnanti dei diversi ordini di scuola.

L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare a una maggiore equità retributiva, superando differenze considerate ormai non più giustificate.

Si è dimenticato però di citare anche i docenti tecnico pratici specializzati sul sostegno che svolgono le medesime mansioni dei loro colleghi laureati (lavorano con la specializzazione biennale sul sostegno) ma percepiscono meno di stipendio.

Un piccolo suggerimento all’attento Pacifico che certamente si farà carico anche di questa abnorme disparità.

Abbiamo raccolto le testimonianze: il problema non riguarda solo lo stipendio

Parlando con numerosi insegnanti emerge un elemento che spesso sfugge nel dibattito pubblico.

Molti docenti della scuola dell’infanzia e primaria sottolineano che l’attività lavorativa non si esaurisce nelle ore di lezione.

A queste si aggiungono:

  • programmazione didattica;
  • preparazione delle attività;
  • incontri con le famiglie;
  • consigli di interclasse;
  • formazione obbligatoria;
  • documentazione e adempimenti amministrativi;
  • progettazione inclusiva per gli alunni con bisogni educativi speciali.

Per questo motivo il confronto basato esclusivamente sulle ore frontali rischia di rappresentare solo una parte del lavoro realmente svolto.

Quanto cambierebbe davvero lo stipendio?

Quando si parla di revisione delle tabelle stipendiali, molti immaginano aumenti consistenti e immediati.

La realtà è più complessa.

Anche nell’ipotesi di una futura modifica contrattuale, gli incrementi effettivi dipenderebbero da diversi fattori:

  • risorse stanziate dal Governo;
  • rinnovo del CCNL;
  • criteri di armonizzazione delle tabelle;
  • anzianità di servizio;
  • trattamento fiscale.

In altre parole, non basta modificare un principio contrattuale perché ogni docente riceva automaticamente centinaia di euro in più al mese.

L’impatto concreto dovrebbe essere definito nella contrattazione e finanziato con risorse adeguate.

Dietro le quinte: perché esistono ancora differenze retributive?

Questa è probabilmente la domanda più interessante.

Le attuali differenze non sono nate negli ultimi anni.

Affondano le radici nella struttura storica del sistema scolastico italiano, quando l’accesso ai diversi gradi di insegnamento prevedeva percorsi formativi differenti e un diverso inquadramento professionale.

Negli anni il sistema di reclutamento è profondamente cambiato, così come sono cambiate le competenze richieste ai docenti.

È proprio su questo punto che si concentra oggi il dibattito: ha ancora senso mantenere differenze retributive costruite su un modello nato decenni fa?

Il caso concreto: due docenti, due stipendi diversi

Immaginiamo due insegnanti con la stessa anzianità di servizio.

  • Il primo lavora nella scuola primaria.
  • Il secondo insegna nella scuola secondaria.

Entrambi partecipano agli organi collegiali, seguono la formazione obbligatoria, preparano le lezioni, correggono verifiche e svolgono attività funzionali all’insegnamento.

Eppure la retribuzione tabellare può risultare diversa.

È proprio questo tipo di confronto che alimenta il dibattito sindacale e le richieste di revisione delle tabelle economiche.

La testimonianza: “Non chiediamo privilegi, ma coerenza”

Una docente della scuola primaria ci ha scritto:

“Quando spiego ai miei amici che svolgo un orario di insegnamento superiore rispetto ad altri colleghi ma percepisco uno stipendio inferiore, quasi nessuno ci crede. Non chiediamo trattamenti privilegiati, ma un sistema che riconosca il lavoro svolto e garantisca maggiore equilibrio tra le diverse professionalità della scuola.”

È una riflessione che sintetizza bene il sentimento espresso da molti insegnanti.

Cosa potrebbe accadere nei prossimi rinnovi contrattuali

La questione delle tabelle stipendiali potrebbe tornare al centro del confronto tra sindacati e ARAN nei futuri negoziati.

Tra i temi che potrebbero essere discussi figurano:

  • armonizzazione degli stipendi tra i diversi ordini di scuola;
  • valorizzazione della funzione docente;
  • revisione degli inquadramenti;
  • riconoscimento del lavoro effettivamente svolto.

Al momento, tuttavia, non esistono disposizioni approvate che modifichino le attuali tabelle retributive.

Le richieste avanzate dalle organizzazioni sindacali rappresentano proposte che dovranno eventualmente trovare spazio nella contrattazione e nelle future scelte legislative.

Il punto centrale del dibattito

La domanda che continua ad animare il confronto non riguarda soltanto gli stipendi.

Riguarda il valore attribuito alle diverse professionalità della scuola.

L’insegnamento nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria presenta caratteristiche differenti, ma tutte essenziali per il sistema educativo.

La sfida sarà trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, riconoscimento professionale ed equità retributiva, evitando contrapposizioni tra categorie che condividono la stessa missione educativa.

Domande frequenti

Chi insegna nella scuola primaria lavora più ore della secondaria?
Sì. Il CCNL prevede un diverso orario di insegnamento: 22 ore più 2 di programmazione nella primaria, 25 ore nell’infanzia e 18 ore nella secondaria.

Perché gli stipendi sono diversi?
Le differenze derivano dall’attuale impianto contrattuale e dalle tabelle retributive previste dal CCNL.

L’Anief chiede di modificare gli stipendi?
Sì. Il sindacato propone una revisione delle tabelle economiche per ridurre le differenze retributive tra i diversi gradi di scuola.

Sono previsti aumenti immediati?
No. Al momento si tratta di una proposta sindacale. Eventuali modifiche richiederebbero un accordo contrattuale e adeguate coperture finanziarie.

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