C’è un nuovo mantra che rimbalza dai palazzi del potere: “Un anno in meno di scuola tecnica migliorerà le competenze dei ragazzi”. Sì, avete capito bene. Meno ore sui banchi, più preparazione. Una formula magica che, a dirla tutta, suona più come un insulto all’intelligenza collettiva.
La verità è che si taglia, si taglia ovunque. E l’istruzione, ancora una volta, diventa il bersaglio facile. Ridurre i percorsi formativi non è altro che una scorciatoia per far quadrare i conti, spacciata però come una rivoluzione pedagogica. Ma chi ci crede davvero?
Chiunque abbia messo piede in una scuola sa che il problema non è “quanto tempo” i ragazzi passano a studiare, ma “come” vengono formati. La didattica è spesso obsoleta, i laboratori malridotti, gli insegnanti lasciati soli a combattere con classi sovraffollate e risorse inesistenti. Eppure si preferisce accorciare i percorsi anziché potenziarli.
La verità è che si risparmia sulla pelle dei giovani, mentre ci vendono l’illusione di un sistema più efficiente. Ma la competenza non si improvvisa. E soprattutto non si costruisce sottraendo tempo e strumenti a chi ne ha più bisogno.
Luigi M.
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