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Taglio delle accise sui carburanti: una boccata d’ossigeno temporanea o un cerotto su una ferita aperta?

Il governo studia il taglio delle accise, intanto i prezzi non scendono

Un taglio di 25 centesimi al litro sui carburanti, valido per venti giorni: è questa la misura principale approvata dal Consiglio dei ministri per contrastare l’aumento dei prezzi alla pompa, conseguenza della crisi innescata dalla guerra in Medio Oriente. La premier Giorgia Meloni ha annunciato il provvedimento con toni rassicuranti, sottolineando come l’Italia, grazie ai monitoraggi e agli interventi del governo, stia affrontando rincari più contenuti rispetto ad altri Paesi europei. Ma dietro a questo temporaneo sollievo si nascondono interrogativi ben più ampi.

La riduzione delle accise, che si tradurrà in un risparmio medio di circa 15 euro per un pieno di 50 litri, è senza dubbio una misura che fa piacere agli automobilisti e ai settori più colpiti, come l’autotrasporto e la pesca. Tuttavia, il suo carattere limitato nel tempo – appena venti giorni – solleva dubbi sulla reale efficacia dell’intervento. Il Codacons, ad esempio, ha già espresso perplessità, definendo la durata “del tutto insufficiente” e temendo che, una volta scaduto il periodo di sconto, i prezzi tornino a salire rapidamente, come spesso accade.

La questione centrale è che questo taglio rischia di essere un palliativo. È vero, per tre settimane gli italiani pagheranno meno rispetto a francesi e tedeschi, come ha sottolineato il vicepremier Matteo Salvini. Ma cosa accadrà al termine di questo periodo? I prezzi dei carburanti torneranno a crescere, e con essi il malcontento di chi si troverà nuovamente a fare i conti con costi insostenibili per spostarsi o lavorare. Siamo di fronte, insomma, a una misura tampone che non risolve il problema strutturale del caro-energia.

Il governo ha scelto di assorbire il rafforzamento della social card in questa misura universale, rendendola accessibile a tutti. Una decisione che potrebbe apparire equa, ma che in realtà penalizza le fasce più deboli della popolazione: quei nuclei familiari che avrebbero beneficiato maggiormente di un sostegno mirato rischiano ora di ricevere un aiuto meno incisivo. È giusto sacrificare il principio di progressività per una misura che si rivolge indistintamente a tutti?

C’è poi un ulteriore aspetto da considerare: l’impatto ambientale. In un momento storico in cui l’Europa punta alla transizione ecologica e alla riduzione delle emissioni, continuare a incentivare il consumo di carburanti fossili sembra andare in direzione contraria rispetto agli obiettivi climatici. Se è vero che l’attuale emergenza richiede risposte immediate, è altrettanto vero che queste dovrebbero essere accompagnate da una visione a lungo termine. E qui si avverte una mancanza.

Il governo non può limitarsi a interventi emergenziali senza affrontare il nodo cruciale: la necessità di una politica energetica sostenibile e stabile. Questo significa investire seriamente nelle energie rinnovabili, promuovere la mobilità elettrica e incentivare il trasporto pubblico. Il caro-carburante non è un problema nuovo né temporaneo; è un sintomo di una dipendenza energetica che andrebbe ridotta con scelte coraggiose.

In conclusione, il taglio delle accise è un’iniziativa che allevia momentaneamente il peso economico sui cittadini e sui settori produttivi più colpiti. Ma senza strategie strutturali e sostenibili, rischia di essere solo un cerotto su una ferita che continua a sanguinare. E quel sangue, alla fine, è sempre quello dei contribuenti.

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