La recente circolare INPS sul pagamento del TFS/TFR per i dipendenti pubblici, emanata il 27 marzo 2026, introduce una riduzione dei tempi per la prima rata da 12 a 9 mesi. Tuttavia, questa misura si applicherà solo a partire dal 2027 e riguarderà esclusivamente chi andrà in pensione per limiti di età o per collocamento a riposo d’ufficio. Una platea ristretta, dunque, che lascia fuori la maggior parte dei lavoratori pubblici.
I sindacati non hanno tardato a manifestare il loro dissenso. La misura è stata definita un intervento puramente cosmetico, che non affronta le lungaggini strutturali del sistema. Per chi va in pensione anticipata, si dimette volontariamente o termina un contratto, i tempi di attesa restano invariati, con erogazioni che possono superare i due anni. A ciò si aggiunge la rateizzazione per importi superiori a 50.000 euro, che diluisce ulteriormente i pagamenti.
Mentre il governo si vanta di un “passo avanti”, il malcontento tra i lavoratori pubblici cresce. La sensazione diffusa è che si tratti di un palliativo, incapace di risolvere le disuguaglianze e le lunghe attese che continuano a gravare su una larga fetta del pubblico impiego.
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