La morte di uno studente 18enne, accoltellato da un coetaneo all’interno dell’Istituto Einaudi-Chiodo, solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza scolastica. Mentre la cronaca segue le indagini sull’aggressore, l’analisi legale si concentra sulle misure mancate e sull’obbligo di vigilanza del personale.
L’episodio, che ha scosso l’intera comunità nazionale, porta al centro del dibattito la questione della responsabilità dell’istituto. Secondo l’ordinamento italiano, con l’iscrizione si instaura un preciso vincolo negoziale che obbliga la scuola a garantire l’incolumità degli allievi per tutta la durata della loro permanenza nei locali scolastici.
La legge prevede una presunzione di responsabilità, la cosiddetta “culpa in vigilando” (art. 2048 c.c.), che spetta all’istituto scolastico superare. Per farlo, la scuola deve dimostrare di aver adottato tutte le misure organizzative e disciplinari idonee a prevenire l’evento, e che il fatto fosse imprevedibile, improvviso e inevitabile.
Nel caso specifico, i punti chiave su cui si concentrerà l’attenzione legale saranno due:
Prevedibilità dell’evento: L’aggressore aveva già manifestato comportamenti violenti o problematici? Esistevano tensioni note tra i due ragazzi? Se la scuola era a conoscenza di questi segnali, l’omessa adozione di contromisure configurerebbe una chiara responsabilità.
Adeguatezza delle misure: Il regolamento d’istituto, che prevede sanzioni graduate per la violenza fisica (inclusi allontanamenti fino a 15 giorni), è stato applicato in modo tempestivo ed efficace? Sono state coinvolte le famiglie o i servizi sociali in presenza di segnali d’allarme?
Oltre alla responsabilità civile, che ricade primariamente sul Ministero dell’Istruzione (salvo rivalsa in caso di dolo o colpa grave del personale), i docenti e il dirigente scolastico rischiano anche sanzioni disciplinari e, nell’ipotesi più grave, penali per concorso omissivo in omicidio colposo. La mancata segnalazione di situazioni di pericolo può configurare una negligenza sanzionabile.
Prevenzione: Un Approccio Integrato Necessario
La prevenzione di simili tragedie, come emerge dalle analisi normative, richiede un approccio integrato che va oltre la semplice vigilanza. Le misure che la scuola avrebbe potuto e dovuto implementare includono:
Attuazione rigorosa del Regolamento: L’applicazione coerente del regolamento disciplinare è il primo strumento di prevenzione, con sanzioni che devono avere una finalità educativa.
Gestione delle infrazioni gravi: L’uso degli strumenti previsti dal D.P.R. n. 235/2007, come l’allontanamento, per tutelare l’incolumità della comunità scolastica.
Formazione del personale: Corsi specifici in materia di sicurezza, prevenzione dei rischi e gestione dei conflitti sono fondamentali, come promosso anche dalla Legge n. 25/2024.
Vigilanza e segnalazione: Un preciso dovere di segnalare situazioni di pericolo, inclusi bullismo e cyberbullismo.
Collaborazione Scuola-Famiglia: Il rafforzamento del “Patto educativo di corresponsabilità” per far emergere episodi di disagio giovanile e promuovere la cultura della legalità e del rispetto, come previsto dalla Legge n. 70/2024.
Avv. Gianfranco Nunziata
(Foro di Salerno)


