NAPOLI – «Le persone hanno bisogno di pause vere, in cui il tempo non sia scandito da notifiche e schermi». Con questa filosofia, Stefano De Carolis, direttore operativo di Giochi Uniti, formula un appello travestito da augurio di Pasqua: sfruttare il gioco per riscoprire relazioni vere. «La Pasqua può diventare un momento di disconnessione consapevole, un modo concreto per tornare a incontrarsi, sedersi attorno a un tavolo e riscoprire il piacere della relazione diretta».
Da tempo impegnata in un’operazione di divulgazione e consapevolezza sui rischi delle ‘solitudini digitali’, il COO della casa editrice partenopea famosa per titoli come Carcassone, Catan, Botanicus e Passa la Bomba dice la sua: «Negli ultimi anni, il gioco da tavolo ha consolidato la propria posizione come esperienza sociale alternativa al digitale, con prodotti progettati per essere inclusivi, immediati ma stimolanti. Non è più questione di nostalgie: la moderna produzione ludica è pensata per sessioni veloci, regole chiare e scenari immersivi, capaci di coinvolgere tutti i partecipanti senza lasciare qualcuno escluso».
«Il tavolo in Italia è inteso soprattutto come ‘la tavola’, e la convivialità legata al mangiare insieme», continua De Carolis. «In questo siamo diversi dagli altri Paesi europei dove sedersi insieme vuol dire anche solo giocare insieme. Nella contrazione dei tempi, gli italiani hanno sacrificato il gioco a favore del cibo, è vero, ma un tempo era più facile costruire nello spazio famigliare e domestico una dimensione di scambio reale e di condivisione che passasse per il ludico».
«Oggi la sfida è riportare il gioco dentro la quotidianità senza che diventi un’eccezione», prosegue De Carolis. «Non serve inventare grandi eventi o strutture complesse: bastano un paio di amici, qualche gioco sul tavolo del salotto e la volontà di lasciare per un po’ il telefono in tasca. È una piccola rivoluzione personale, ma con effetti immediati sul modo in cui ci relazioniamo».
Secondo Giochi Uniti, il gioco da tavolo non è solo intrattenimento: è uno strumento per allenare l’attenzione, il pensiero strategico e la capacità di ascolto. E, cosa altrettanto importante, è democratico: le regole valgono per tutti, e ogni partecipante ha la possibilità di incidere sul gioco. «È un microcosmo in cui impari a competere senza competere troppo, a discutere senza litigare e a vincere senza prevaricare», sintetizza De Carolis.
Le festività pasquali, spiega il COO, sono il momento ideale per sperimentare questa forma di “disconnessione attiva”. «Non parlo di rinunciare al digitale per sempre», precisa. «Parlo di prendersi dei momenti concreti, in cui ciò che conta è il contatto reale, le parole scambiate, le risate condivise. Il gioco diventa l’alibi perfetto per ritrovare il ritmo giusto, quello che consente di sentirsi vicini anche stando a casa».
Un appello che va oltre la dimensione ludica e diventa cultura del tempo: nelle famiglie italiane, dove spesso convivono generazioni diverse sotto lo stesso tetto, il tavolo da gioco può diventare un luogo di scambio trasversale, dove bambini, genitori e nonni interagiscono senza gerarchie predefinite ben meglio di uno smartphone. «Il gioco da tavolo è il ponte tra generazioni», conclude De Carolis. «Puoi ridere, discutere, decidere insieme e imparare a rispettare tempi e scelte altrui. In fondo, è così che si costruisce una Pasqua di presenza e di relazione vera».
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