La transizione verso la figura del Docente per l’Inclusione non è solo terminologica, ma si riflette direttamente sullo strumento cardine della didattica speciale: il PEI (Piano Educativo Individualizzato). Nel 2026, l’adozione definitiva del modello basato sull’ICF (OMS) trasforma il PEI da una lista di obiettivi clinici a un progetto di vita basato sull’interazione tra l’individuo e il suo ambiente.
1. La filosofia: modello clinico vs modello sociale
Il vecchio PEI si focalizzava spesso sulla “patologia” (cosa il bambino non sa fare). Il nuovo PEI basato sull’ICF ribalta questa prospettiva.
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Vecchio Modello (Biomedico): La disabilità è una caratteristica della persona. L’obiettivo è “curare” o compensare il deficit.
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Nuovo Modello (Bio-psico-sociale): La disabilità emerge dall’interazione tra la salute della persona e le barriere/facilitatori dell’ambiente (scuola, famiglia, società).
2. Le 4 dimensioni del nuovo PEI
Con l’introduzione dei nuovi modelli ministeriali, il Docente per l’Inclusione deve progettare interventi su quattro dimensioni fondamentali, superando la vecchia suddivisione per aree:
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Dimensione della Relazione, dell’Interazione e della Socializzazione: Focus sull’efficacia relazionale con il gruppo classe.
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Dimensione della Comunicazione e del Linguaggio: Non solo verbale, ma inclusiva di tutte le forme di comunicazione (CAA, segni, tecnologia).
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Dimensione dell’Autonomia e dell’Orientamento: Capacità di muoversi e agire nello spazio fisico e sociale.
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Dimensione Cognitiva, Neuropsicologica e dell’Apprendimento: Strategie di studio, memoria e stili cognitivi.
3. Barriere e facilitatori: il cuore del cambiamento
Questa è la vera novità operativa per il Docente per l’Inclusione. Invece di guardare solo all’alunno, il docente deve analizzare il contesto scolastico:
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Barriere: Ostacoli fisici (architettonici) o culturali (metodi didattici rigidi, mancanza di strumenti tecnologici, pregiudizi).
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Facilitatori: Strumenti che migliorano il funzionamento (software compensativi, tutoraggio tra pari, clima classe accogliente, flessibilità oraria).
Esempio Pratico: Se un alunno ha difficoltà di lettura, nel vecchio PEI si scriveva “difficoltà nella decodifica”. Nel nuovo PEI si agisce sul facilitatore: “Fornire sintesi vocale e audiolibri per garantire la partecipazione alla lezione”.
| Elemento | Vecchio PEI | Nuovo PEI (ICF) |
| Punto di partenza | Diagnosi Funzionale | Profilo di Funzionamento |
| Obiettivo | Ridurre lo scarto con la classe | Favorire la partecipazione sociale |
| Responsabile | Docente di Sostegno | Consiglio di Classe (Corresponsabilità) |
| Valutazione | Basata sul risultato finale | Basata sul processo e sull’uso di facilitatori |
4. Il Ruolo del docente per l’inclusione nella redazione
Il Docente per l’Inclusione funge da regista della progettazione. Non scrive più il PEI in solitudine nella “sala insegnanti”, ma coordina il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo):
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Coinvolge i colleghi curricolari nella definizione dei facilitatori.
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Integra le osservazioni della famiglia e degli specialisti ASL.
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Assicura che il PEI sia coerente con il Progetto di Vita dell’alunno fuori dalla scuola.
Conclusioni: una sfida di competenze
Il passaggio al modello ICF richiede al Docente per l’Inclusione nuove competenze metodologiche e una profonda capacità di osservazione del contesto. Non si valuta più solo l’apprendimento, ma la qualità dell’inclusione.
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