L’utilizzo dei docenti di sostegno per sostituire colleghi assenti sta diventando in molte scuole di Modena e provincia una soluzione sempre più frequente ai problemi di copertura del servizio docenza. Una pratica che rischia di trasformare l’eccezione in regola, con conseguenze pesanti sulla qualità della didattica, sul diritto all’inclusione degli alunni con disabilità e sulla stessa funzione professionale dell’insegnante di sostegno.
È proprio su questo punto che presso la sede UIL Scuola arrivano sempre più richieste di chiarimento da parte di docenti di sostegno che domandano se sia lecito essere utilizzati per supplire i colleghi assenti. Un segnale chiaro di quanto il fenomeno si stia diffondendo e di quanto stia crescendo, nelle scuole, il disagio legato a una gestione sempre più emergenziale dell’organizzazione scolastica.
Il quadro normativo, invece, è chiaro. L’articolo 13 della legge 104/1992 tutela l’inclusione scolastica attraverso l’utilizzo di docenti specializzati; il decreto legislativo 66/2017 ribadisce il valore strutturale del sostegno nel percorso educativo; le Linee guida ministeriali del 2009 e la nota MIUR 9839/2010 indicano che il personale su posto di sostegno non deve essere utilizzato per sostituire docenti assenti, salvo casi eccezionali e non altrimenti risolvibili.
Eppure in molte scuole questa eccezione rischia di diventare una consuetudine. Il docente di sostegno finisce così per essere impiegato come “tappabuchi” dell’ultimo minuto, mentre gli alunni con disabilità vedono ridursi, di fatto, una presenza che dovrebbe invece essere garantita e tutelata.
“Non siamo davanti a un semplice problema organizzativo – dichiara Dario Catapano, segretario della UIL Scuola Modena –. Quando il docente di sostegno viene usato come supplente, si colpisce il cuore del modello inclusivo della scuola italiana. Se questa pratica si diffonde, vuol dire che l’emergenza sta prendendo il sopravvento sui diritti degli alunni e sulla qualità della didattica”.
Il problema, però, non può essere scaricato sui dirigenti scolastici. Le scuole si trovano spesso a operare in condizioni difficili, tra carenze di organico, scarsità di risorse e continue esigenze di copertura del servizio. È il risultato di mancati investimenti sulla scuola statale, che finiscono per costringere i Dirigenti a porre le necessità organizzative davanti alla qualità dell’insegnamento.
“Non si tratta di una caccia al colpevole – prosegue Catapano –. Sappiamo bene in quali condizioni lavorano oggi dirigenti e il personale scolastico. Ma proprio per questo serve fare fronte comune: gli alunni che hanno diritto al sostegno non possono essere penalizzati da carenze strutturali che vengono da lontano”.
A rendere ancora più evidente la contraddizione è il fatto che il Ministero continui a specializzare migliaia di insegnanti di sostegno, mentre molti di loro restano intrappolati nella precarietà o, quando ottengono un incarico annuale, vengono utilizzati per fronteggiare l’emergenza quotidiana delle scuole.
“È un controsenso evidente – aggiunge Catapano –. Si formano docenti specializzati per l’inclusione e poi li si usa come supplenti dell’ultimo minuto. In questo modo si svaluta la loro professionalità e si svuota di significato il sostegno stesso”.
L’Italia, dal 1977, ha abolito le classi differenziali affermando il principio pieno dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Sarebbe grave smantellare questo sistema che funge da esempio all’intera Europa e non solo, nel nome del risparmio economico e della gestione permanente dell’emergenza.
“Il rischio – conclude Catapano – è passare dal Paese che ha fatto dell’inclusione un modello al Paese che finisce per tradire sé stesso. E ancora una volta a pagare il prezzo più alto sarebbe la scuola statale, insieme agli studenti più fragili”.
La UIL Scuola chiede quindi più investimenti, organici adeguati e strumenti ordinari efficaci per la sostituzione dei docenti assenti, affinché il diritto all’inclusione non venga sacrificato per far fronte alle continue emergenze organizzative.
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