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I diritti conquistati dopo anni di lotte rischiano di essere spazzati via a suon di decreti

La scuola si trova davanti ad un bivio

Ci sono concetti che, per quanto possano sembrare scontati, meritano di essere ribaditi con forza, soprattutto in tempi di trasformazioni rapide e spesso disorientanti. I diritti, ad esempio, non sono un dato di fatto. Non esistono in natura come l’acqua o il vento, ma sono il frutto di battaglie, di rivendicazioni, di sacrifici. E, una volta conquistati, non sono mai definitivi: vanno difesi con la stessa determinazione con cui sono stati ottenuti.

Oggi, nel contesto della scuola italiana, questa verità appare più che mai evidente. La professione docente e il ruolo del personale ATA si trovano di fronte a sfide che rischiano di erodere i diritti conquistati in decenni di lotte sindacali. Da una parte, c’è il tema delle retribuzioni: il nuovo contratto firmato arriva in un momento in cui l’inflazione galoppa, riducendo drasticamente il potere d’acquisto. Dall’altra, c’è la questione normativa, ancora aperta, che lascia spazio a incertezze sul futuro assetto del lavoro nella scuola.

Eppure, quello che preoccupa di più non è solo il contenuto delle riforme o dei contratti. È l’atteggiamento generale di rassegnazione che sembra essersi insinuato tra molti lavoratori della scuola e persino tra alcune sigle sindacali. La lotta per i diritti richiede un’energia collettiva che oggi sembra affievolita. Si percepisce una pericolosa tendenza a delegare, a sperare che qualcun altro si faccia carico di difendere ciò che è stato conquistato. Ma i diritti non sopravvivono al disinteresse.

Le trasformazioni in atto non devono essere subite passivamente. La scuola è un pilastro della società, ma lo è anche chi la vive e la fa funzionare ogni giorno: insegnanti e personale tecnico-amministrativo. Se il loro lavoro viene svalutato – economicamente o normativamente – ne risentirà inevitabilmente tutto il sistema educativo. E con esso, le generazioni future.

Non si tratta solo di rivendicare più soldi o migliori condizioni contrattuali – anche se questi aspetti sono fondamentali. Si tratta di riaffermare il valore della professione docente e del lavoro scolastico come baluardo di una società che non può permettersi di trascurare la formazione dei suoi cittadini. Questo richiede una mobilitazione seria, fatta di consapevolezza e partecipazione attiva.

I sindacati hanno un ruolo cruciale in questo processo. Ma la loro forza deriva dal sostegno e dal coinvolgimento della base. Se i docenti e il personale ATA non si riappropriano del senso profondo della loro missione e del valore dei loro diritti, sarà difficile arrestare l’erosione in corso.

La storia insegna che i diritti non sono mai stati concessi dall’alto per gentile concessione. Sono sempre stati strappati con determinazione e difesi con tenacia. La scuola italiana ha già pagato un prezzo troppo alto in termini di tagli e svalutazioni. È tempo di ricordare che ogni diritto perso è un passo indietro che difficilmente potrà essere colmato.

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