Gentile Redazione di InformazioneScuola.it,
ci sono momenti in cui le parole rischiano di sembrare eccessive. Eppure, questa volta, il rischio opposto è il silenzio. E il silenzio, su ciò che sta accadendo al sostegno scolastico, sarebbe imperdonabile.
In poche righe si potrebbe liquidare la questione come un “riassetto organizzativo”. Ma basta guardare un po’ più da vicino per capire che siamo di fronte a qualcosa di ben diverso: un taglio massiccio delle ore di sostegno in organico di diritto e dei servizi di assistenza. Un intervento che non ha il coraggio di dichiararsi tale, ma che nei fatti riduce risorse e possibilità, comprimendo diritti.
Il punto più inquietante, però, è il metodo. Si sta progressivamente dando centralità ai verbali INPS, notoriamente improntati a criteri restrittivi, aggirando — o meglio, mettendo in secondo piano — la documentazione delle ASP. E chi lavora nella scuola lo sa bene: è proprio quest’ultima a restituire la complessità reale degli alunni, a raccontare ciò che non entra nei codici e nei commi, a dare sostanza a quel concetto, spesso abusato, di inclusione.
Così facendo, invece, si appiattisce tutto. Si trasformano situazioni delicate in numeri, bisogni educativi in percentuali. E, quasi senza accorgersene, si realizza un taglio lineare dei costi dell’inclusione. Lineare, sì. Ma anche brutale. Perché quando si taglia sull’inclusione, non si risparmia: si arretra.
E l’impressione, difficile da scacciare, è proprio questa: un arretramento di decenni. Come se la scuola pubblica statale stesse facendo un passo indietro di cinquant’anni, tornando a un’idea di istruzione che esclude, che seleziona, che lascia indietro.
Il tutto, peraltro, senza alcuna informazione preventiva alle scuole. Dirigenti e docenti si trovano a fare i conti con decisioni già prese, calate dall’alto, senza confronto, senza condivisione. E nel frattempo quella che appare sempre più chiaramente come una vera e propria “contro-riforma” del sostegno sta attraversando il Paese, producendo effetti pesantissimi sugli organici e sul funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche.
A questo punto, restare in silenzio non è più un’opzione.
Per questo motivo è stato lanciato un presidio presso l’Ambito Territoriale di Palermo per il giorno 1 aprile: un appello rivolto a docenti, famiglie e operatori della scuola, affinché si fermino a riflettere — e a reagire — davanti a una sperimentazione che appare, nei suoi presupposti e nelle sue conseguenze, profondamente sbagliata. Una sperimentazione che, se non contrastata, da gennaio 2027 sarà estesa a tutto il territorio nazionale.
Non è allarmismo. È la fotografia, forse ancora parziale, di ciò che sta accadendo.
E forse, proprio per questo, è il momento di guardarla bene.
Cordialmente,
Federico F.
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