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Italo Calvino: realtà e fantasia

Italo Calvino di Biagio Lauritano

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Italo Calvino è uno scrittore multiforme in cui la realtà cede il passo alla fantasia. Nonostante la sua iniziale adesione al neorealismo, come nel “Sentiero dei nidi di ragno”, non esiste in lui l’intenzione di farsi portatore di una precisa realtà sociale attraverso un “determinismo simbolico” poiché la narrazione dei fatti sconfina nel fantastico per evitare l’alienazione del protagonista del romanzo.

Successivamente un’involuzione progressiva dello scrittore a soggetto riflettente i più vasti moti dell’animo farà da trampolino di lancio verso l’estraneazione dalla realtà oggettiva e il conseguente approdo ad una dimensione mitica della sua scrittura in cui le aspettative del narratore e del lettore coincidono.

Questo perché la fantasia di Calvino possiede la capacità di assimilare la realtà contingente da cui generare meraviglia, analogamente al fanciullino di Pascoli. Nella trilogia “I nostri antenati” il significato delle azioni dei protagonisti ci porta a riflettere sul difficile rapporto uomo-mondo attraverso cui il lettore comprende che il passaggio dalla fase adolescenziale a quella adulta dell’umanità è sempre un trauma contraddistinto dalla confusione dei ricordi.

Nonostante le difficoltà derivanti dalla necessità di equilibrio tra pathos e ragione allo scopo di rendere la propria scrittura sempre lucida e razionale, Calvino si mostra fiducioso verso la scienza che, lontana dal determinismo positivista, possa interpretare la difficile realtà contemporanea in cui il dato apparentemente oggettivo non è mai lo stesso se visto da punti di vista differenti.

Nascono così le Cosmicomiche in cui l’immaginazione dello scrittore va in direzione della fantascienza ovvero del desiderio di conoscere, orientata però non verso un futuro incerto ed alienante bensì verso un passato remoto, quello dell’inizio dell’universo, prima della nascita della Terra e dell’uomo, in cui non viene meno, nonostante i tentativi da parte dell’autore di razionalizzare spazio e tempo, la paradossale spersonalizzazione dell’individuo di fronte ai grandi interrogativi dell’umanità.

Nell’indeterminatezza della fantasia la conoscenza equivale sempre al desiderio dello scrittore di raccontare rendendo così il lettore partecipe delle emozioni dei personaggi come ne “Le città invisibili”: qui la realtà cede il passo all’universo dei segni che ci danno infinite possibilità di raccontare. Per arrivare a “Se una notte d’inverno un viaggiatore” in cui il significato del romanzo è sempre diverso ogni qualvolta esso viene letto sia dallo stesso lettore sia da lettori diversi.

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