Un’inchiesta condotta da Chora Media e Will Media ha sollevato un allarme sul costo degli studentati finanziati con le risorse del PNRR. In 17 regioni su 19, i canoni mensili di queste strutture risultano più alti rispetto al mercato privato, con incrementi che in alcune aree superano l’80%. In Sicilia, ad esempio, i costi sono il doppio rispetto a una normale stanza, mentre in Basilicata si arriva addirittura a due volte e mezzo tanto.
Il paradosso è evidente: nonostante un contributo pubblico di quasi 20.000 euro per posto letto, i prezzi restano inaccessibili per molte famiglie. Inoltre, la distribuzione territoriale appare squilibrata: Cassino, con 8.000 studenti, riceve più posti letto di Bologna, che ne conta 90.000.
Antonio Caso, capogruppo M5S in Commissione Cultura alla Camera, ha chiesto interventi immediati per rivedere i criteri tariffari e territoriali. “I fondi pubblici destinati al diritto allo studio non possono diventare un’opportunità di speculazione immobiliare”, ha dichiarato, invitando la Ministra Bernini a riferire in aula.
Il rischio è chiaro: un diritto fondamentale come lo studio rischia di trasformarsi in un privilegio per pochi.
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