HomeNotizieA chi spettano i 100 euro in busta paga nel 2026? La...

A chi spettano i 100 euro in busta paga nel 2026? La verità sull’ex Bonus Renzi e chi rischia di perderlo

Il trattamento integrativo IRPEF continua anche nel 2026, ma non tutti i lavoratori hanno diritto ai 100 euro mensili. Ecco chi li riceve automaticamente, chi dovrà recuperarli con il modello 730 e quali errori possono costare la restituzione delle somme percepite.

Molti lettori ci stanno scrivendo dopo aver notato che nella busta paga compare, oppure è improvvisamente scomparsa, una voce relativa al trattamento integrativo, meglio conosciuto come ex Bonus Renzi. La domanda è sempre la stessa: “Mi spettano ancora i 100 euro al mese nel 2026?”

Abbiamo analizzato le regole attualmente in vigore e confrontato numerosi casi pratici emersi anche tra lavoratori della scuola, personale ATA e dipendenti pubblici. La risposta, come spesso accade in materia fiscale, non è un semplice sì o no: tutto dipende dal reddito complessivo, dalle detrazioni spettanti e persino dall’eventuale presenza di un secondo lavoro.

La buona notizia è che il trattamento integrativo resta operativo anche nel 2026 e può arrivare fino a 1.200 euro l’anno, pari a 100 euro al mese, ma non è riconosciuto indistintamente a tutti i lavoratori dipendenti. (Sky TG24)

Chi ha diritto ai 100 euro in busta paga nel 2026

Il trattamento integrativo, introdotto dal Decreto Legge n. 3 del 2020 e ormai noto come ex Bonus Renzi, è destinato ai lavoratori dipendenti e ai percettori di redditi assimilati.

Le regole principali sono le seguenti:

- Advertisement -
  • reddito complessivo fino a 15.000 euro: il beneficio spetta generalmente in misura piena, fino a 1.200 euro annui, purché l’imposta lorda sia superiore alle detrazioni da lavoro dipendente previste dalla normativa;
  • reddito compreso tra 15.001 e 28.000 euro: il bonus non è automatico. Spetta soltanto se l’importo delle detrazioni fiscali supera l’imposta lorda dovuta e viene riconosciuto entro il limite massimo di 1.200 euro annui;
  • reddito superiore a 28.000 euro: il trattamento integrativo non è riconosciuto. (Sky TG24)

Reality Check: i 100 euro non sono garantiti a tutti

È qui che nasce l’equivoco più frequente.

Molti lavoratori leggono che il bonus vale 100 euro al mese e pensano che l’importo sia fisso. In realtà non è così.

Chi guadagna meno di 15.000 euro può ricevere l’intero trattamento, mentre nella fascia tra 15.000 e 28.000 euro il beneficio dipende da un calcolo fiscale piuttosto complesso che tiene conto delle detrazioni spettanti.

In altre parole, due colleghi con uno stipendio molto simile potrebbero ricevere importi differenti oppure uno potrebbe non avere diritto ad alcun trattamento.

È uno degli aspetti che genera più richieste di chiarimento da parte dei lavoratori, soprattutto quando, dopo il conguaglio fiscale o la dichiarazione dei redditi, emergono differenze rispetto a quanto percepito durante l’anno.

Attenzione ai lavoratori della scuola

Nel comparto scuola questa situazione si presenta con una certa frequenza.

Pensiamo ai docenti supplenti o al personale ATA che durante l’anno hanno lavorato presso più amministrazioni oppure hanno alternato periodi di supplenza e disoccupazione.

In questi casi il datore di lavoro può riconoscere il trattamento integrativo sulla base dei dati disponibili, ma il reddito complessivo verrà verificato solo successivamente.

Se nel corso dell’anno si supera il limite previsto oppure cambiano le condizioni reddituali, una parte del bonus potrebbe dover essere restituita in sede di conguaglio o attraverso il modello 730.

Il consiglio pratico: controllare il cedolino e non solo

Dalla nostra esperienza nel monitoraggio delle segnalazioni dei lettori emerge un errore ricorrente.

Molti controllano soltanto l’importo netto dello stipendio, senza verificare le singole voci del cedolino.

È invece utile controllare la presenza della voce relativa al trattamento integrativo (in alcuni cedolini può comparire come TIR o con una dicitura analoga) per capire se il beneficio viene effettivamente riconosciuto mese dopo mese.

Se durante l’anno cambiano reddito, contratto o datore di lavoro, è consigliabile verificare con attenzione la propria situazione fiscale per evitare recuperi inattesi.

Chi non riceve automaticamente il bonus

Ci sono situazioni nelle quali il trattamento integrativo potrebbe non essere erogato direttamente.

Ad esempio:

  • chi ha più rapporti di lavoro contemporaneamente;
  • chi percepisce altri redditi oltre a quello da lavoro dipendente;
  • chi supera i limiti reddituali durante l’anno;
  • chi ha una situazione fiscale che il datore di lavoro non può conoscere integralmente.

In questi casi l’eventuale spettanza potrà essere verificata e riconosciuta con la dichiarazione dei redditi.

Non serve presentare una domanda

Un altro dubbio molto diffuso riguarda la richiesta del bonus.

Nella generalità dei casi non occorre presentare alcuna domanda: il trattamento integrativo viene riconosciuto direttamente dal datore di lavoro o dal sostituto d’imposta, sulla base delle informazioni disponibili.

Naturalmente resta fondamentale verificare che i dati reddituali siano corretti, soprattutto quando durante l’anno cambiano contratto, datore di lavoro o si percepiscono altri redditi.

La testimonianza

“Lo scorso anno pensavo di aver perso definitivamente i 100 euro in busta paga perché erano scomparsi dal cedolino. Dopo aver verificato con il CAF ho scoperto che, avendo avuto due contratti nello stesso anno, il trattamento sarebbe stato ricalcolato con il modello 730. Alla fine mi spettava comunque una parte dell’importo e l’ho recuperata con il conguaglio fiscale.”
(Testimonianza raccolta dalla redazione da un collaboratore scolastico con contratti a tempo determinato).

In conclusione

Il trattamento integrativo da 100 euro al mese continua ad essere una misura importante per molti lavoratori dipendenti anche nel 2026. Tuttavia, non basta guardare il proprio stipendio mensile per sapere se il beneficio spetta davvero.

Il reddito complessivo, le detrazioni fiscali, la presenza di più rapporti di lavoro e il conguaglio di fine anno possono modificare sensibilmente il diritto al bonus.

Per questo motivo è sempre opportuno controllare periodicamente il cedolino e, in presenza di situazioni particolari, confrontarsi con un CAF o con il proprio consulente fiscale prima di dare per scontata la spettanza dell’importo.

leggi anche:

ISEE sotto i 30.000 euro, tutti i bonus dell’estate 2026: abbiamo verificato quali spettano davvero e dove si rischia di perdere i soldi

Supplenze brevi, nuovo sistema per convocazioni e pagamenti: molti precari sperano nella svolta, ma ecco cosa cambia davvero dal 2026

Google Fonte Preferita – informazionescuola.it
Canale WhatsApp
Canale Telegram
Seguici su Google News
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE...

altre news