Per eliminare il sostegno scolastico agli alunni disabili, è stata ideata una strategia che lentamente ha intaccato tutti i passaggi utili, a partire dalla certificazione dell’handicap fino alla riduzione degli insegnanti di sostegno e degli assistenti materiali.
Negli ultimi anni abbiamo puntualmente denunciato la stretta delle ASL nel rilascio dei certificati di disabilità; la modifica dei parametri per l’assegnazione degli insegnanti di sostegno, stabiliti in base ai tagli programmati e non secondo la Legge 104 e la Costituzione; le minime richieste di insegnanti di sostegno che arrivavano dalle scuole da parte dei Dirigenti Scolastici, preventivamente istruiti all’uopo; la quasi sparizione degli assistenti a carico di Comuni e Province.
Ma è evidente che non basta tagliare alla fonte visto che all’inizio di ogni anno scolastico si deve fare la conta degli insegnanti di sostegno che mancano nelle Scuole di ogni ordine e grado, con le inevitabili ricadute sulla pelle degli alunni disabili e delle loro famiglie.
Intanto, mentre la Scuola tutta lotta quotidianamente per la sopravvivenza, dal MIUR sono arrivate una Direttiva e una Circolare con le quali si cerca d’imporre l’attuazione del progetto B.E.S che scarica sugli insegnanti disciplinari il compito di garantire interventi didattici individualizzati per “l’inclusione” degli alunni con Bisogni Educativi Speciali, avvalendosi possibilmente della collaborazione di soggetti “privati”.
Il vero significato dell’acronimo B.E.S è contenuto nel discorso della ministra Carrozza durante l’audizione dello scorso 6 giugno alle Commissioni di Camera e Senato: “… il numero dei docenti di sostegno scenderà dagli attuali 101.000 alle 90.000 unità…”
Occorre di nuovo una sottrazione, -11.000 cattedre di sostegno sono il vero scopo del progetto B.E.S che persegue l’obiettivo storico: B.isogna E.liminare il S.ostegno.

In allegato una mozione da presentare nei Collegi dei Docenti contro l’applicazione dei BES.

Intanto si annunciano sempre più numerosi i ricorsi dei genitori di alunni con grave disabilitò contro l’assegnazione di meno di 18 ore settimanali di sostegno. Infatti potrebbe essere pronto per la metà di ottobre il primo ricorso nazionale collettivo per il sostegno scolastico. La notizia è pubblicata su SuperAbile.it, il portale dell’Inail sulla disabilità, che ha intervistato una delle promotrici. “Abbiamo raggiunto quasi 1.000 adesioni in tre settimane, ma prevediamo di raccoglierne moltissime altre”.
Tecnicamente, si tratta di presentare il ricorso collettivo non più ai singoli Tribunali regionali, come è acceduto sempre più spesso negli ultimi anni, ma per la prima volta alla Magistratura civile. Un ricorso “per discriminazione”, che chiama in causa il ministero dell’Istruzione e, in caso di vittoria, promette risultati più stabili e certi. “I ricorrenti, in caso di successo, avranno assicurate le ore di sostegno richieste per l’intero ciclo scolastico e non per il solo anno in corso”, spiega Santina. Ma il grande vantaggio del ricorso nazionale è quello economico: “Più numerose sono le adesioni, minori sono le spese legali previste. Un ricorso singolo al Tar può arrivare a costare 4.800 euro, come mi ha recentemente riferito una mamma romana. Noi abbiamo stabilito un tetto massimo di 200 euro: ogni partecipante, indipendentemente dalla regione di appartenenza, verserà la stessa quota”. La macchina, intanto, è partita, le adesioni stanno arrivando tramite Facebook e via mail. Per informazioni e adesioni al ricorso, è attivo l’indirizzo ricorso.collettivo@gmail.com .

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