C’è delusione fra i lavoratori dipendenti che attendevano, così come promesso, gli aumenti automatici, ma dal governo si registra una clamorosa retromarcia.
Il tanto atteso Decreto Lavoro del 1° maggio si avvicina, ma le ultime modifiche alla bozza del testo, datata 28 aprile, lasciano l’amaro in bocca. La promessa di aumenti salariali automatici per contrastare la carenza contrattuale è stata ridimensionata, deludendo le aspettative di molti lavoratori.
Nella versione precedente, il Governo aveva ipotizzato un intervento coraggioso: aumenti automatici dalla scadenza dei contratti collettivi nazionali (CCNL), anche per il settore privato. Una misura che avrebbe garantito continuità salariale e maggiore stabilità economica. Tuttavia, l’ultima bozza abbandona questa strada, optando per una soluzione più timida.
In caso di mancato rinnovo entro 12 mesi dalla scadenza del CCNL, i lavoratori riceveranno un’anticipazione forfettaria pari al 30% della variazione dell’IPCA. Una misura che offre un minimo sollievo, ma non risolve il problema strutturale della carenza contrattuale.
Resta da vedere se il testo sarà approvato in questa forma. Quel che è certo è che la distanza tra le promesse iniziali e i risultati concreti rischia di alimentare ulteriormente il malcontento tra i lavoratori.
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