I sindacati dicono NO alla formazione coatta dei docenti

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di Carlo Forte  
Fuoco di sbarramento sindacale contro la formazione coatta dei professori degli alunni che vanno male. É un coro quello delle dichiarazioni dei leader sindacali che criticano duramente la previsione contenuta nell’articolo 10 del decreto legge 104/2013. La notizia della formazione coatta, a cui saranno assoggettati i docenti delle scuole in cui i risultati dei test di valutazione siano stati meno soddisfacenti ed è maggiore il rischio socio-educativo, è stata anticipata da Italia Oggi martedì scorso (si veda l’articolo:«Alunno asino, il prof va a ripetizione»). Secca la reazione di Francesco Scrima, segretario generale della Cisl scuola: «Non sta né in cielo né in terra che si possa scaricare sugli insegnanti ogni colpa per risultati scolastici insoddisfacenti, quando è fin troppo evidente che il peso determinante è delle condizioni di contesto. Chi spende il suo lavoro nelle aree di più acuta emergenza sociale non merita di essere fatto oggetto di banalizzazioni di questa portata».

«Una formazione decisa per decreto», ha commentato Massimo Di Menna, leader della Uil scuola, «significa modificare, per legge, il contratto di lavoro che già prevede uno spazio orario che può essere dedicato all’aggiornamento. E poi per quante ore? 20, 40, 200. Chi decide? In ogni caso, ricordiamo al Governo che decidere in materia di lavoro per decreto, e non per contratto, non porta lontano. E poi», continua Di Menna, «legare la formazione agli esiti delle prove Invalsi significa non tenere in nessuna considerazione il lavoro della scuola e degli insegnanti che va letto dai livelli di ingresso a quelli di uscita».

Bocciatura senza appello anche da parte della Gilda:« Assolutamente sbagliato e ingiusto gettare la croce solo sulle spalle dei docenti se il rendimento degli alunni ai test Invalsi è scarso, perché bisogna tenere conto anche di altri fattori, tra cui il contesto socio-ambientale in cui sono inserite alcune scuole», dice Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, che annuncia: «Percorreremo tutte le strade possibili affinché questo ingiusto articolo del decreto legge venga emendato in sede di conversione in legge del decreto. L’aggiornamento dei docenti non può essere trasformato in un obbligo attraverso un decreto». Preoccupante, per la Flc-Cgil guidata da Mimmo Pantaleo, la tendenza del governo «a invadere per via legislativa materie contrattuali, come è il caso della formazione dei docenti. Una delle modifiche necessarie da fare in parlamento è cancellare la norma».

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