In arrivo i primi tagli del ministro Carrozza

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Il primo atto finanziario del ministro dell’istruzione, università e ricerca, Maria Chiara Carrozza, è arrivato. Per coprire le maggiori assunzioni nel settore universitario (1500 docenti e altrettanti ricercatori), le scuole perderanno 25 milioni di euro nel 2014 che diventano 49,8 milioni a partire dal 2015.

L’operazione è contenuta all’articolo 54 della bozza di decreto legge, il cosiddetto decreto del fare, approvato sabato scorso dal consiglio dei ministri. Tra le varie misure si prevede un innalzamento della copertura del turn over per le università. Che è controbilanciato dalla riduzione dei fondi per gli appalti delle pulizie, che le scuole dovranno rinnovare a un prezzo più basso, fino a realizzare almeno le economie individuate dal decreto. Nel caso di maggiori risparmi, questi resteranno alle scuole. Ma fino a 25 milioni per il prossimo anno e quasi 50 dal successivo, non c’è niente da fare, si reinveste sull’università. Un’uscita, quella del ministro che aveva chiesto maggiori finanziamenti per la scuola («altrimenti mi dimetto»), che ha lasciato sconcertati i sindacati. Le scuole, precisa il comma 5 dell’articolo 54, a decorrere dal prossimo anno scolastico «acquistano, ai sensi dell’articolo 1, comma 449, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, i servizi esternalizzati per le funzioni corrispondenti a quelle assicurate dai collaboratori scolastici loro occorrenti nel limite di spesa che si sosterrebbe per coprire i posti di collaboratore scolastico accantonati ai sensi dell’articolo 4 del decreto del presidente della repubblica 22 giugno 2009». Si tratta di quasi 11 mila posti che non sono coperti con assunzioni a tempo indeterminato perché i relativi servizi offerti sono stati affidati all’esterno. Ora il governo prevede che il costo non possa sforare quello che lo stato avrebbe sostenuto per assumere in proprio gli Ata per gli stessi servizi. Un’operazione che dunque punta a una razionalizzazione della spesa, i cui proventi però non sono destinati a rifinanziare il sistema. «Mi pare un’operazione finanziaria incerta, ma, ammesso che riesca, è improprio che i fondi siano destinati altrove», attacca Massimo Di Menna, numero uno della Uil scuola, «e di certo non è questo il primo atto di investimento che ci aspettavamo dal nuovo ministro». Le maggiori assunzioni nelle università sono uno dei cavalli di battaglia della Flc-Cgil, che però giudica «inaccettabile» la copertura finanziaria trovata dal governo. Spiega il segretario Mimmo Pantaleo: «Così si penalizzano i lavoratori delle ditte di pulizie, che non potranno essere tutti confermati, e gli Ata già in servizio, che dovranno lavorare di più a parità di stipendio». Rino Di Meglio, coordinatore nazionale Gilda, evidenzia come «dopo tanti annunci, si continua con la politica dei tagli». Il testo «deve essere modificato», chiede lo Snals-Confsal di Marco Paolo Nigi. «Si mette in piedi una guerra tra bisognosi», commenta il segretario della Cisl scuola, Francesco Scrima, «se ci sono risparmi fattibili nella scuola devono essere reinvestiti nel sistema di istruzione, non si può continuare a togliere a chi ha già perso tanto». Il decreto prevede anche una borsa di mobilità (si veda ItaliaOggi di sabato) che consentirà a giovani diplomati con risultati eccellenti (voto minimo 95 su 100) di scegliere una regione differente da quella di residenza per l’università. Inoltre, gli istituti che necessitano di interventi di ristrutturazione potranno contare nel prossimo triennio su 100 milioni.

Alessandra Ricciardi

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