La crisi accorcia la settimana (scolastica)

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Dal prossimo anno scolastico a Milano e provincia orario settimanale delle lezioni distribuito su cinque giorni anche nelle scuole superiori, licei e istituti tecnici e professionali. Non si tratta di una prescrizione che le scuole devono osservare ma di un pressante invito rivolto da Marina Lazzati, assessore all’istruzione della provincia di Milano, a dirigenti scolastici, consigli d’istituto, collegi dei docenti e consulta degli studenti con una lettera del 3 giugno firmata congiuntamente con Francesco de Sanctis, direttore dell’istruzione della regione Lombardia, sul contenuto della quale ci sarebbe l’accordo pieno anche dell’assessorato all’istruzione regionale.

L’assessore, che motiva l’invito con l’esigenza di contenere i consumi del riscaldamento, si aspetta di ricevere entro il 30 giugno prossimo le delibere sulla scansione settimanale dell’orario delle lezioni che saranno adottate dalle scuole. A Milano e provincia gli istituti interessati sono centossessanta circa e il risparmio ipotizzato è di un paio di milioni di euro. Nella lettera non si individuano quali saranno le cinque giornate nelle quali le lezioni continueranno a essere svolte ma è logico ritenere che dovranno essere le stesse per tutte le scuole come la stessa dovrà essere la giornata di chiusura, il sabato molto probabilmente.

Altrimenti, risolta una questione, quella del riscaldamento, se ne apre un’altra, quella della gestione dei trasporti. L’introduzione della settimana corta, affermano assessore e direttore regionale, dovrebbe essere facilitata dalla riforma degli ordinamenti delle scuole superiori, nelle quali la riorganizzazione degli orari, che il prossimo anno scolastico interesserà ormai tutte le classi con l’eccezione delle quinte, comporta un impegno settimanale di 27-30 ore con punte di 32 solo per alcuni corsi di studio. Assessore e direttore regionale si spingono a sostenere, un po’ apoditticamente, che la decisione di distribuire su cinque giorni consentirà, oltre a una migliore gestione dei tempi di riposo e delle attività sportive dei giovani, «anche una più ottimale organizzazione del lavoro del personale Ata» (assistenti amministrativi, ausiliari e tecnici). Sui tempi di riposo sarebbe opportuno sentire gli studenti e quanto alle attività sportive, attualmente gli allenamenti si svolgono tutti i giorni, in orari pomeridiano-serali. Difficilmente si può prevedere una concentrazione nei giorni di sabato e domenica, nei quali oltre agli allenamenti si svolgono anche le gare. E quanto all’organizzazione del lavoro del personale Ata i dirigenti scolastici dovranno vedersela con le organizzazioni sindacali con le quali dovranno essere sottoscritti i relativi contratti d’istituto, che prevedano le diverse modalità di articolazione dell’orario di lavoro tra le quali il personale Ata può scegliere. La decisione di articolare su un determinato numero di giorni l’orario delle lezioni, non meno di cinque recita il regolamento sull’autonomia scolastico n. 275 del 1999, spetta sicuramente ai dirigenti ma può essere adottata solo dopo che consigli d’istituto e collegi dei docenti avranno deliberato, nell’ambito delle rispettive competenze, criteri e proposte, artt. 7 e 10 del decreto legislativo n. 297 del 1994. Non sarà una passeggiata, se si considera che siamo in chiusura d’anno scolastico, quando gli impegni delle scuole sono rivolti soprattutto a esami e scrutini. È difficile quindi che entro la fine di questo mese di giugno possano essere pronte le delibere che l’assessore richiede, se si considera anche che i dirigenti scolastici dovranno incontrarsi tra loro per la necessità di coordinare le iniziative delle rispettive scuole, oltre che presiedere le commissioni di maturità. La lettera dell’assessore è rivolta solo alle scuole superiori, poiché la provincia è proprietaria, ai sensi della legge n. 23 del 1996, degli edifici scolastici che le ospitano ed è tenuta a provvedere alle spese per il riscaldamento, le utenze elettriche e telefoniche e alla provvista di acqua e gas. In molte scuole dell’infanzia e del primo ciclo, primaria e secondaria di primo grado, di proprietà comunale, il tempo scolastico è già distribuito, con soddisfazione delle famiglie secondo l’assessore, su cinque giorni.

Circa la soddisfazione di studenti, personale e famiglie delle superiori, si registrano pareri favorevoli e opinioni contrarie. Alcune voci si spingono a denunciare che l’introduzione della settimana corta nelle superiori è una molestia didattica, perché ridurrebbe i tempi per lo studio domestico giornaliero, creando affaticamento, e comporterebbe disordini alimentari negli studenti, costretti, per l’assenza delle mense scolastiche, a mangiare panini o differire il pranzo. Le scuole devono stare aperte di più, afferma infine la Cgil, non di meno. Maggiore apertura delle scuole che fa parte anche del pianod el governo Letta contro la dispersione.

Mario D’Adamo

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