La missione impossibile dei Proff. Interessante articolo di Gian Antonio Stella

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Se anche smettesse di mangiare, dormire, radersi, aprire la posta e lavarsi i denti, come potrebbe leggere 1.610 pagine al giorno? Marco Santagata, presidente di una delle commissioni ai concorsi di abilitazione dei docenti universitari, la vede dura. Sarebbe più facile risalire a nuoto le cascate dell’Iguaçù. Al professore, ordinario a Pisa, è stata affidata la mission impossible di presiedere la commissione di Letteratura italiana.Giorni fa Santagata ha scritto al ministero avvertendo che non ce la faranno mai, lui e gli altri commissari, a consegnare entro il 30 giugno i responsi su tutti i candidati all’idoneità nella sua materia. Candidati che, una volta dichiarati idonei, potranno partecipare ai concorsi banditi da questo o quell’ateneo per assegnare questa o quella cattedra.
I conti sono presto fatti e spiegano da soli, nella loro dimensione surreale, le difficoltà insuperabili del nuovo sistema avuto in eredità da Maria Chiara Carrozza: «Ci ritroviamo a valutare 655 concorrenti: 475 aspirano al ruolo di “associato” (molti sono ricercatori, molti docenti alle superiori, diversi giornalisti, un po’ lavorano all’estero e vorrebbero rientrare) e 180 a quello di “ordinario”. I primi devono presentare un massimo di 12 lavori, i secondi 18. Totale: 5.700 più 3.240 lavori, che fanno insieme 8.940. Mettiamo ora che ogni candidato presenti in media (e posso assicurare che stiamo bassi: molti ti inondano di lavori sterminati) un totale di 300 pagine, cioè un paio di saggi brevi e un po’ di pubblicazioni ancora più sintetiche. Complessivamente sono 196.500 pagine. Un incubo».
La formazione delle commissioni nazionali, le domande di abilitazione, la raccolta dei lavori presentati, la valutazione e i risultati avrebbero dovuto essere completati, nelle illusioni originali di Mariastella Gelmini, entro il 2011. Anzi, c’erano 500 milioni già stanziati proprio nella presunzione che entro il 31 dicembre 2011 dovevano essere fatti anche i concorsi per le prime duemila assunzioni. Niente da fare. Il mastodonte burocratico messo in piedi era così mostruoso, pasticciato e complesso che di rinvio in rinvio la commissione di cui parliamo, una delle 185 (centottantacinque!) si è formata solo a gennaio di quest’anno ma solo il 1 marzo ha avuto dal ministero la «mediana». Cos’è la mediana? Una cosa così contorta che rinunciamo a spiegarvela: vi basti sapere che si tratta dei parametri di riferimento per valutare con criteri il più possibile oggettivi gli aspiranti prof. Tizio, Caio e Sempronio.
Avuto il via libera, a Marco Santagata e agli altri quattro commissari (di cui uno obbligatoriamente straniero) rimanevano dunque da quel momento e fino al 30 giugno un totale di 122 giorni, compresi sabati e domeniche, Pasqua e Pasquetta. «Non so se mi spiego: calcolatrice alla mano, ognuno di noi dovrà stendere di ciascuno dei 655 candidati un giudizio analitico personale e poi collaborare a un giudizio analitico di gruppo. E questo dopo avere letto ciascuno tutti i lavori di tutti i candidati. Vale a dire 1.610 pagine al giorno».
Tanto per dare un’idea: un formidabile polpettone Guerra e pace di Tolstoj, nell’edizione Garzanti, ha duecento pagine di meno. C’è un solo modo per leggere quella montagna quotidiana di pagine, adeguarsi al metodo spiegato da Woody Allen in una celeberrima battuta: «Ho seguito un corso di lettura rapida e ho letto Guerra e pace in venti minuti. Mi ricordo che si svolge in Russia». Se poi un candidato trombato dovesse far ricorso sostenendo che neppure Woody Allen avrebbe potuto leggere quel malloppo sterminato, sarà divertente leggere il parere dei giudici. Auguri…
Sia chiaro: l’idea in sé di stabilire a livello nazionale quali siano le persone abilitate a contendersi poi nei successivi concorsi le varie cattedre messe in palio dai diversi atenei su un ventaglio di 370 settori scientifico-disciplinari, in linea teorica, potrebbe essere giusta. Come sottrarre sennò la potestà quasi assoluta di scegliere i nuovi docenti alle piccole camarille locali che in questi anni hanno messo in cattedra troppo spesso mogli, figli, figlie, cognati, amanti, cugini e famigli dei baroni più potenti? Dopo i numerosi scandali finiti in clamorose inchieste della magistratura, una svolta era assolutamente indispensabile.
Il guaio è che, al di là della buona volontà, della serietà e della preparazione di questa o quella commissione nazionale, pare difficile che la selezione possa essere portata a termine senza ulteriori intoppi. Basti ricordare i pasticci e i ritardi nati dalla necessità di definire quali dovessero essere le «riviste scientifiche» sulle quali gli aspiranti professori potevano avere scritto gli articoli da allegare al curriculum. Un elenco compilato dall’Anvur (l’Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca) e subito contestato per la presenza, nella lista di 12.865 pubblicazioni, di magazine come Cineforum, Stalle da latte, Etruria oggi, Fare Futuro Web Magazine, la Rivista del clero italiano, il Mattino di Padova, Yacht capital, il settimanale diocesano La vita cattolica di Udine, Suinicultura, il bollettino Alta Padovana del Comune di Vigonza…
Contestazioni a loro volta contestate: sono tutte riviste serissime nel loro settore! Tesi bizzarra. Il Corriere ha ospitato nella sua storia interventi di premi Nobel come Eugenio Montale o Luigi Pirandello, Grazia Deledda e Renato Dulbecco, Carlo Rubbia e Franco Modigliani e decine di nomi immensi. Ma basterebbe a definirlo una «rivista scientifica»? Boh…
A rendere particolarmente complessa la procedura, inoltre, è l’estrema dispersione dei settori scientifico-disciplinari, che aggiungi oggi e aggiungi domani sono diventati 370. Alcuni così grandi da avere 226 ordinari come Diritto privato, 243 come Economia politica o addirittura 245 come Analisi matematica. Altri estremamente specialistici come Etnomusicologia o Civiltà egee (tre ordinari), Letteratura portoghese e Letteratura neogreca (due) o Assiriologia: uno solo. Per non dire di materie come «Letteratura nederlandese» o «Filosofie e religioni dell’India». Il corso di laurea non esiste ma un domani potrebbe esserci quindi c’è chi può chiedere benissimo d’essere abilitato a insegnare quelle materie lì. Vedi mai…
Va da sé che con questo ventaglio di specialità, le commissioni dei vari settori concorsuali, per quanto dimezzate rispetto alla marea di discipline, sono come dicevamo 185. E «la partecipazione dei candidati all’abilitazione è ovviamente proporzionale alle dimensioni del settore concorsuale», spiega il professor Paolo Rossi dell’Università di Pisa. Di conseguenza nei grandi settori «si arriva vicini al migliaio di candidati, mentre nei settori a basso numero di ordinari la stima (non esistono ancora dati precisi) è di circa un centinaio di candidati».
Ve li vedete cinque commissari in un centinaio di giorni (o meno, dato che qualche commissione è appena nata a causa di vari ricorsi amministrativi o dimissioni a catena di chi non voleva infilarsi in una macchina infernale) esaminare le pubblicazioni di un migliaio di aspiranti professori? Dieci malloppi di dieci concorrenti al giorno, festività comprese? Stendendo di ciascuno una relazione personale e poi una relazione collettiva?
Possiamo giurarci: verrà data una proroga almeno di un paio di mesi. Ma è difficile che basti. A quel punto, tutto diventerà ancora più complicato perché questo concorso andrebbe ad accavallarsi con quello in arrivo. Insomma, un casino. Ma prima di varare questo sistema non potevano prendere una calcolatrice e fare quei quattro conti che abbiamo fatto noi?
Gian Antonio Stella

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