Le richieste di ADIDA presentate all’audizione formale presso la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati

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    AGLI ONOREVOLI MEMBRI DELLA VII COMMISSIONE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

    Percorsi Abilitanti Speciali [PAS]

    Con questo intervento, mi permetto di rappresentare i docenti italiani della III fascia della graduatoria di istituto, che per decenni hanno contribuito, nella legittimità della loro posizione, a ricoprire incarichi di supplenza, anche su posti vacanti, e che sulla base dei contratti stipulati con l’Amministrazione, hanno svolto la loro professione a pieno titolo. Ai docenti di III fascia, infatti, il MIUR non ha potuto che riconoscere la loro specificità, prevedendo l’istituzione dei PAS, percorsi abilitanti speciali, basati appunto sul riconoscimento del servizio prestato come “esperienza formativa” valida ai fini del riconoscimento professionale.

    I corsi abilitanti speciali sono stati promessi più di un anno fa dal Ministro Profumo e non sono una sanatoria, ma un corso abilitante del tutto analogo a quelli previsti durante le SISS. Una grave mancanza è stata il ritardo nella loro attivazione che ha portato a discussioni infinite, oltre ad aver creato un clima d’isteria ed ignoranza verso le reali problematiche dei docenti coinvolti.

    1.      Vogliamo ora una risposta chiara sui tempi di attivazione e sull’obbligo da parte degli atenei di attivare i corsi.

    Non è più accettabile questo continuo confronto con il mondo universitario. Il sistema informatico è in grado di gestire e controllare rapidamente le domande. Abbiamo aspettato con ansia ogni passaggio di questo articolato percorso, ascoltando critiche lesive che mettevano in dubbio anche la nostra professionalità. Ogni ulteriore ritardo si presenta come inaccettabile alla nostra dignità di docenti e cittadini.

    2.      Vogliamo regole certe sullo scaglionamento e che sia il MIUR a dettare le regole.

    Nonostante il testo divenuto legge, appaiono ancora on line raccolta firme per fermare i PAS o Atenei (Padova, Foggia) che rendono pubbliche lettere di chiara opposizione agli stessi. Il fallimento dei tirocini del TFA ordinario sono d’altra parte la prova evidente di una mancata collaborazione tra il Ministero ed il mondo universitario. Per la dignità di tutti i partecipanti, non è possibile accettare questo accanimento deliberato e non legato ad alcun motivo di tipo logistico od organizzativo. Vogliamo su questo punto un impegno fermo del Ministero. Se qualche Ateneo non si ritiene in grado di attivare i PAS, non deve nemmeno avere la possibilità di attivare i successivi TFA. Se, come si ipotizza, alcuni corsi verranno somministrati on line, tale modalità non deve essere a discapito nella successiva valutazione dell’abilitazione, ma una libera scelta dell’Università, come già avviene in quasi tutti gli Atenei per le certificazioni linguistiche.

    3.      Vogliamo frequentare corsi che abbiano la stessa dignità di tutti i colleghi abilitati.

    Siamo stanchi di essere definiti sfruttatori del sistema, ignavi in attesa di una sanatoria. Noi non siamo questo e tale generalizzazione è frutto di una ignoranza sulla reale portata del problema. Per alcuni il PAS è l’unica forma di abilitazione possibile e gli altri si sono giustamente fidati delle comunicazioni del MIUR che davano per certa la loro attivazione. Durante l’infinita discussione sulle loro modalità, tutti noi lavoravamo all’interno dei consigli di classe, impegnati nelle varie attività previste dalle singole scuole. Tra i futuri frequentanti PAS ci sono dottori di ricerca, laureati, professionisti che sono stati scelti dalle scuole in base alle proprie competenze ed ai propri curricula e non viceversa. In Europa il nostro lavoro sarebbe un titolo più che sufficiente per l’assunzione, figuriamoci per l’abilitazione. In Italia invece ci troviamo ad essere violentemente aggrediti proprio sul nostro merito. Eppure sappiamo che non si dà valutazione alcuna al lavoro di ricerca ed alle relative pubblicazioni e nemmeno al lavoro di supporto svolto all’interno delle scuole. Tutte queste attività sarebbero facilmente dimostrabili e documentabili e crediamo rientrino pienamente nella qualifica di cui sopra. Non accettiamo dunque abilitazioni di seconda scelta;dobbiamo affrontare una spesa ed un percorso impegnativo e quindi pretendiamo una parità di trattamento ai fini dell’abilitazione con tutti i nostri colleghi presenti e passati.

    4.      Lo scaglionamento deve essere frutto di una giusta riflessione e non può avere come unico parametro l’anzianità di servizio.

    Sempre nell’ottica del punto precedente, vogliamo essere trattati con la dignità che spetta alla nostra professione ed alle nostre competenze. Tra di noi ci sono colleghi che hanno maturato molto servizio ed altri che invece rientrano nei PAS grazie all’anno in corso. Noi non riteniamo corretto creare differenze e pensiamo che dare finalmente un peso anche alle competenze di ciascuno, sia un parametro che può ristabilire un giusto equilibrio tra tutti gli aspiranti.

    5.      Nessuna corsia preferenziale è ammissibile.

    Non accettiamo che il nostro servizio, il nostro percorso abilitativo porti ad una fascia emarginata, non siamo alla ricerca di un contentino burocratico. Il lavoro accumulato è un dato di fatto, ha richiesto in un grande numero di casi sacrifici enormi con spostamenti da una parte all’altra dell’Italia, senza contare che molti di noi hanno lavorato e continuano a lavorare in classi di frontiera. Il numero in graduatoria non è quindi solo un numero che può essere diviso, ma il frutto di un lavoro difficile e quasi sempre ingrato; è necessario comprenderlo per darne il giusto peso. Chi invece si è formato con altre lauree, seguendo master o corsi di dottorato per migliorare le proprie competenze e conoscenze, deve trovare una risposta alla propria preparazione, non è possibile trattare dei professionisti come ventenni da selezionare.

    6.      I costi del percorso abilitante speciale devono essere contenuti

    Tutti i futuri frequentanti sono docenti in servizio che hanno come unica fonte di reddito il loro stipendio. Non è possibile chiedere a questa categoria di persone cifre esorbitanti per abilitarsi, né d’altronde il reddito può essere una ulteriore discriminante all’ammissione. Chiediamo dunque costi accettabili, senza che questo vada a discapito della qualità dei corsi, il nostro non è né vuole essere un percorso facilitato rispetto ai colleghi.

    Certi dunque della sensibilità della Commissione su queste problematiche, ribadiamo nuovamente che non siamo il frutto di una sanatoria, ma professionisti che hanno deciso di rimanere nella scuola contro ogni logica di profitto, sempre con un grande amore per i ragazzi e rispetto per il nostro lavoro.

    Grazie per l’attenzione

    Ass. Adida e Dott. Ing Davide Fabris rappresentante PAS

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