Pensioni, si invoca una riforma strutturale, ma intanto i pensionati sono più poveri

Le pensioni liquidate dall’Inps nel 2025 stanno registrando una contrazione piuttosto significativa, sia nei numeri complessivi che negli importi medi che i pensionati ricevono mensilmente.

Secondo il Rendiconto sociale dell’Istituto, l’anno scorso sono stati erogati 834.658 nuovi assegni previdenziali, circa 27.000 in meno rispetto all’anno precedente.

Ma quello che preoccupa davvero è il taglio medio sugli importi: i lavoratori dipendenti in pensione nel 2025 hanno ricevuto assegni inferiori di 248 euro al mese rispetto ai periodi precedenti.

Le nuove regole penalizzano i pensionati, mentre il bilancio complessivo continua a crescere.

Il fenomeno affonda le radici nella stretta sulle misure di pensionamento anticipato come Quota 103 e Opzione Donna, che hanno registrato un crollo notevole dei beneficiari negli ultimi mesi.

Nel frattempo, l’età media di pensionamento continua a salire inesorabilmente: nel 2025 le donne hanno raggiunto i 65,4 anni, mentre gli uomini si assestano a 64,1 anni.

Sebbene il numero dei pensionati sia sceso da 16,4 a 15,4 milioni, la spesa previdenziale ha comunque toccato i 325 miliardi di euro, spinta soprattutto dalla rivalutazione degli assegni pensionistici legata all’inflazione.

Roberto Ghiselli, presidente del CIV Inps, ha sottolineato con fermezza l’urgenza imminente di riforme strutturali profonde per assicurare stabilità e sostenibilità al sistema previdenziale italiano.

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