Il sistema fiscale italiano presenta una disparità che non passa inosservata: i lavoratori autonomi in regime forfettario, con un fatturato fino a 85.000 euro, possono beneficiare di una tassazione agevolata al 15% (o al 5% per i primi anni di attività). Al contrario, chi percepisce un reddito da lavoro dipendente superiore ai 35.000 euro e desidera avviare un’attività secondaria è obbligato a entrare nel regime ordinario, cumulare i redditi e affrontare aliquote IRPEF che possono superare il 33%, fino ad arrivare al 43% per gli scaglioni più alti.
Questa disparità solleva interrogativi sulla logica economica alla base del sistema. Da un lato, il regime forfettario sembra incentivare l’avvio di piccole attività imprenditoriali; dall’altro, però, pone un freno significativo a chi vuole diversificare le proprie entrate. La penalizzazione del multi-reddito potrebbe derivare dalla percezione dello Stato che il lavoro dipendente garantisca maggiore stabilità, con benefici come ferie, malattie e TFR.
Questa struttura fiscale appare controproducente per chi cerca di creare valore aggiunto nel tempo libero. Una revisione del sistema potrebbe favorire l’intraprendenza e promuovere un approccio più equo per tutti i contribuenti.
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