Dal 7 giugno, il prezzo della benzina potrebbe superare la soglia psicologica dei 2 euro al litro, segnando la fine dello sconto sulle accise. L’agevolazione, introdotta per mitigare l’impatto economico della crisi energetica, prevedeva una riduzione di 6,1 centesimi al litro per la benzina e di 12,2 centesimi per il gasolio. Ma il recente chiarimento della Commissione Europea ha escluso l’utilizzo della flessibilità di bilancio per finanziare misure generalizzate come questa.
Il provvedimento europeo concede agli Stati membri un margine di manovra fino allo 0,3% del PIL annuo per tre anni, ma vincola tali risorse a interventi mirati e strutturali. La decisione rende improbabile una proroga dello sconto, aprendo così la strada a un aumento dei prezzi alla pompa.
La prospettiva di un rincaro ha già spinto molti automobilisti italiani a correre ai distributori per fare il pieno prima del 7 giugno. Tuttavia, il ritorno ai prezzi elevati solleva interrogativi sul futuro delle politiche energetiche: il focus si sposterà ora su soluzioni più sostenibili o si rischia di penalizzare ulteriormente i consumatori? Una questione che merita riflessioni non solo economiche, ma anche strategiche.
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