Proroga fino al 31 dicembre del 2013 per i circa 86 mila dipendenti delle amministrazioni pubbliche assunti con contratti di lavoro a tempo determinato. Il decreto approvato ieri dal consiglio dei ministri modifi ca l’art. 1, comma 400, della legge di stabilità per il 2013 (n. 228/2012) e sposta il termine della proroga di contratti, inizialmente previsto al 31 luglio, fino a fi ne 2013. La disposizione della legge di stabilità aveva già previsto che, in attesa dell’adeguamento della disciplina del lavoro pubblico alla riforma Fornero, le amministrazioni pubbliche potessero prorogare, i contratti a tempo determinato già in essere alla data del 30 novembre 2012, e i contratti di durata superiore ai 36 mesi. Allo scopo, occorreva un accordo decentrato con le organizzazioni sindacali rappresentative del settore interessato. Trattandosi di una modifi ca del termine già inizialmente previsto dalla legge di stabilità 2012, il beneficio non riguarderà la totalità dei circa 115 mila dipendenti precari della pubblica amministrazione, ma solo gli 86 mila con contratti a termine, molti dei quali impiegati presso gli enti locali. Restano fuori, dunque, le altre forme di lavoro fl essibile. In particolare, il lavoro somministrato e le collaborazioni coordinate e continuative. La proroga, inoltre, non riguarda i 200 mila lavoratori precari della scuola, per i quali operano altre disposizioni normative.
Il governo, con il decreto legge, ha inteso dare un segnale di dialogo alle organizzazioni sindacali, che da tempo premono per una soluzione definitiva al problema del precariato nel pubblico impiego. Si tratta, quindi, di una soluzione solo parziale. Infatti, il decreto non giunge a quanto auspicherebbero i sindacati, cioè intervenire sulla natura del rapporto di lavoro modificandolo. La proroga, invece, lascia il contratto a tempo determinato, e ne allunga soltanto la durata ben oltre il limite dei 36 mesi ordinariamente previsto. Per i sindacati del pubblico impiego, la proroga al 31 dicembre rappresenta un passo in avanti alla ricerca di una soluzione defi nitiva, che ai loro occhi è, una nuova ondata di stabilizzazioni.
Procedure, queste, volte a consentire ai precari di ottenere un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Infatti, i sindacati, nonostante abbiano accolto  favorevolmente il decreto legge, approfittano per chiedere l’apertura in tempi brevi di una trattativa più ampia per verifi care la possibilità di superare il precariato pubblico, anche per evitare che in autunno le amministrazioni e i lavoratori si ritrovino di fronte alla stessa emergenza alla quale fa fronte il decreto legge approvato dal governo. Cioè la necessità di tenere in piedi risorse lavorative utili per la gestione dei servizi. I sindacati restano comunque sul piede di guerra.
Lo schema di decreto infatti, non solo congela gli stipendi dei dipendenti pubblici fi no a tutto il 2014 ma, di fatto, nega la possibilità di rinnovare i contratti di lavoro collettivo, fermi al 2009. Indubbiamente, il decreto legge prelude alla riapertura di una nuova stagione di stabilizzazioni, dopo quella del 2007 e 2008. Il tutto, in una fase molto delicata, nella quale il comparto dell’impiego pubblico è riuscito a ridurre in maniera sensibile il numero dei dipendenti di ruolo con delle risorse a disposizione molto limitate. A dimostrarlo, proprio l’intento di prolungare il congelamento dei contratti collettivi. Per le amministrazioni restano comunque fermi i vincoli alla spesa per i lavoratori flessibili previsti dalle disposizioni. L’ulteriore proroga, dunque, dovrà fare i conti con le disponibilità finanziarie e, ovviamente, con le limitate risorse da utilizzare per l’acquisizione di eventuali ulteriori lavoratori a tempo determinato.

ItaliaOggi

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