la foto riprende una maestra in classe

I 40.000 studenti del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria lo sanno ed è giunto il momento che tutti lo sappiano una volta per tutte, a partire dalla politica, che non può rendersi complice di una guerra inesistente e nefasta.

Gli studenti del corso di laurea degli atenei lombardi, con il patrocinio del Coordinamento Nazionale di Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento, per questa ragione costituiranno un presidio

Venerdì 13 luglio 2018, dalle ore 9.00 presso la sede RAI di Milano in via Alberto Riva Villasanta, 2

Il dibattito, in realtà, è tra due posizioni diverse in merito alla lotta al precariato della scuola. Appurato con la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del dicembre 2017 che il diploma magistrale non è titolo sufficiente per l’accesso al ruolo senza il superamento di un concorso, esattamente come non lo è la laurea in Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento, la faccenda, che giuridicamente sarebbe chiusa, è ancora politicamente aperta e non ha nulla che vedere con i titoli di studio.

Da una parte ci sono circa 115.000 lavoratori precari della scuola, diplomati e laureati, che ritengono che il problema del precariato si debba risolvere attraverso concorsi selettivi a cadenza biennale, tutelando i precari, a cui così verrebbero offerte più frequenti occasioni di ottenere la stabilizzazione, e contemporaneamente preservando nella scuola pubblica la qualità dell’esperienza educativa e formativa dei bambini, la quale dovrebbe essere il primo pensiero di chiunque si occupi di politica scolastica.

Dall’altra parte ci sono almeno circa 55.000 lavoratori precari della scuola, prevalentemente diplomati (non si può negare), che sostengono che il problema del precariato si debba risolvere con una sanatoria pura e semplice o con un concorso fittizio non selettivo, così da permettere a tutti i precari, diplomati e laureati, di entrare gradualmente in ruolo. Questa seconda ipotesi, però, non tiene conto del fatto che il precariato del mondo della scuola è estremamente variegato in termini di formazione specifica, di qualità e di quantità dell’esperienza maturata, di competenze linguistiche e di cultura di base. Secondo questa via anche un maestro che fino a ieri ha fatto tutt’altro nella vita o che non riesce ad esprimersi e a scrivere con un italiano corretto, che ha difficoltà a padroneggiare la matematica o che non riesce a costruire relazioni positive con i suoi alunni, in virtù di un titolo di studio, sia esso una laurea o un diploma, dovrebbe avere diritto a diventare stabilmente e con continuità il pessimo maestro di tanti sfortunatissimi bambini.

Anziché chiedersi demagogicamente “per i vostri figli preferireste un maestro diplomato o uno laureato?”, oppure “serve davvero una laurea per insegnare alla scuola primaria o alla scuola dell’infanzia?”, la domanda ben più sensata che si sta ponendo sul tavolo della politica oggi è la seguente:

Per vostro figlio volete un maestro selezionato attraverso un concorso che abbia tenuto conto sia della sua esperienza che della sua formazione oppure vi va bene proprio chiunque abbia un titolo abilitante?

#sìalconcorso #sìallaselezione #noallasanatoria

Coordinamento Nazionale Scienze della Formazione Primaria Nuovo Ordinamento

333 3823096

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