L’INPS ha recentemente aggiornato la lista delle professioni considerate gravose, aprendo la strada a nuove possibilità di pensionamento anticipato. Tuttavia, il sindacato Anief solleva una questione cruciale: perché il personale scolastico, universitario, della ricerca e dell’AFAM continua a essere escluso da tali benefici, nonostante le evidenti difficoltà legate al loro lavoro?
Attualmente, solo gli insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, gli educatori degli asili nido e il personale di pulizia non qualificato possono accedere a misure come l’APE Sociale. Una tutela che non si estende ai docenti delle scuole secondarie, al personale ATA, ai DSGA, né ai ricercatori e docenti universitari.
Marcello Pacifico, presidente di Anief, ha sottolineato come il burnout sia una problematica diffusa e documentata in questi settori. La proposta del sindacato è chiara: riconoscere il lavoro gravoso anche per queste categorie e introdurre una finestra previdenziale che consenta loro di andare in pensione a 60 anni.
Con circa 1,4 milioni di lavoratori coinvolti, la questione solleva interrogativi su equità e riconoscimento professionale. Un tema che merita attenzione per garantire un futuro più sostenibile a chi opera in ambiti così essenziali per la società.
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