600 euro in più, una recente sentenza della Corte costituzionale potrebbe segnare una svolta per migliaia di pensionati italiani. Il pronunciamento, che ha dichiarato illegittimo il divieto di integrazione al minimo per l’assegno ordinario di invalidità calcolato col sistema contributivo, apre scenari inediti per i cosiddetti “contributivi puri”. Si tratta di coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 e che, fino ad oggi, sono stati esclusi dall’integrazione al trattamento minimo garantito dall’Inps.
In caso di estensione di questo principio anche alle pensioni di vecchiaia contributive, i beneficiari potrebbero ricevere circa 600 euro in più all’anno, una cifra che, pur non rivoluzionando la situazione economica, rappresenterebbe un aiuto concreto per chi vive con assegni sotto la soglia di sussistenza.
Tuttavia, restano da sciogliere nodi cruciali, come l’evidente disparità tra pensionati del sistema misto e contributivi puri. La questione non è solo tecnica, ma profondamente politica: garantire equità tra le diverse categorie di pensionati richiede risorse e scelte coraggiose. La sentenza della Consulta è un primo passo, ma la strada verso una riforma strutturale delle pensioni appare ancora lunga e complessa.
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