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Cos’è l’isopensione e perché permette di andare in pensione in anticipo?

Isopensione: il maxi scivolo pensionistico che ridisegna il mercato del lavoro

L’isopensione, introdotta nel 2013, rappresenta una delle soluzioni più innovative e discusse per favorire il ricambio generazionale nelle aziende e accompagnare i lavoratori verso la pensione anticipata. In un Paese come l’Italia, dove l’invecchiamento della popolazione e il rallentamento dell’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro sono questioni cruciali, questo strumento si configura come una leva strategica, ma non priva di criticità.

In termini pratici, l’isopensione consente ai dipendenti di uscire dal mondo del lavoro fino a sette anni prima rispetto ai requisiti previsti dalla legge Fornero. Tuttavia, questa possibilità non è automatica: richiede un accordo sindacale tra azienda e dipendente, oltre alla disponibilità dell’impresa a sostenere l’intero costo del trattamento economico fino al raggiungimento dell’età pensionabile.

Il meccanismo è semplice solo in apparenza. Durante il periodo di isopensione, il lavoratore riceve un assegno mensile erogato dall’Inps, finanziato interamente dall’azienda. Questo assegno, spesso leggermente inferiore alla pensione che si percepirà una volta raggiunti i requisiti ordinari, si basa sui contributi previdenziali versati fino al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Tuttavia, va sottolineato che i contributi figurativi accreditati durante l’isopensione non incidono sull’importo dell’assegno mensile, ma solo sul calcolo della pensione definitiva.

Isopensione e lavoratori

Non tutto, però, è rose e fiori. Per le aziende, questa strategia comporta costi elevati, rendendola una soluzione praticabile solo in contesti di riorganizzazione aziendale o di crisi settoriale. Inoltre, per i lavoratori, l’isopensione non prevede adeguamenti all’inflazione né la possibilità di cedere il quinto dello stipendio o riscattare periodi contributivi durante il periodo di esodo. Aspetti che possono pesare sul bilancio familiare, soprattutto in un contesto economico incerto.

Criticità

Un altro nodo critico riguarda la scadenza del periodo di applicazione. Fino al 30 novembre 2026 sarà possibile beneficiare dello “scivolo” fino a sette anni prima della pensione. Tuttavia, dal 2027 – salvo proroghe – si tornerà al limite dei quattro anni e si applicheranno criteri più stringenti legati all’adeguamento alla speranza di vita. Questo potrebbe complicare ulteriormente l’approvazione dei piani di esodo, riducendo l’attrattività dello strumento sia per le aziende che per i lavoratori.

Infine, non va dimenticato un aspetto tecnico fondamentale: l’accesso alla pensione definitiva non è automatico al termine dell’isopensione. Il lavoratore deve presentare una domanda formale all’Inps per evitare interruzioni nell’erogazione del reddito. Un dettaglio che, se trascurato, può avere conseguenze pesanti per chi si trova già in una fase delicata della propria vita lavorativa e personale.

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