Dimensionamento – Gli accorpamenti cancellano 48 scuole

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Alla Regione lo chiamano «dimensionamento scolastico», ma nei fatti è una mannaia che rischia di abbattersi su 42 scuole della Capitale. Ventidue istituti finora autonomi dovranno essere accorpati perché sono sotto il tetto minimo di iscritti imposto dal Ministero dell’Istruzione. Venti succursali invece dovrebbero proprio sparire dalla geografia scolastica romana: hanno meno di 100 alunni, troppo piccole (e costose) per pensare di farle sopravvivere in tempi di risparmi. Il programma di razionalizzazione delle scuole per legge deve essere approvato dalla Pisana entro l’anno. Così nei giorni scorsi in Regione ci sono stati incontri preliminari con sindacati e associazioni dei dirigenti scolastici per iniziare ad analizzare i numeri e mettere d’accordo tutti. Ai primi di luglio ci sarà un tavolo regionale con i rappresentanti delle province del Lazio. Ma il percorso non si annuncia facile.
DAL PLAUTO ALL’EINAUDI
Tutto ruota attorno al numero 600, la soglia minima di studenti per istituto fissata dal Ministero che la Regione si appresta ad applicare. Chi è sopra si salva, chi è sotto, anche per poche decine di alunni, non potrà più essere una scuola autonoma ma sarà costretto ad accorparsi ad un altro istituto. Oltre alla perdita del nome, le scuole declassate non potranno più avere il preside ed il dirigente amministrativo, che dovrà quindi essere condiviso con quello di un’altra scuola. Il report consegnato dall’assessorato alla Scuola alle associazioni di categoria dice che sotto l’asticella ci sono 22 scuole romane: 11 istituti comprensivi (medie ed elementari) e 11 scuole superiori. Qualche nome? In lista ci sono gli istituti tecnici Bachelet, Colonna ed Einstein, il classico Plauto, gli istituti superiori Cartesio, Via Sarandì, Volta, Luisa Di Savoia, Sibilla Aleramo, Cecchi Volta, il professionale Einaudi. Tra gli istituti comprensivi si trovano invece l’Amendola, la Formato, la Morante e la scuola di via Tiburtina antica.
LE SEDI IN PERICOLO
La lista delle scuole che dovrebbero chiudere nel Lazio contiene 66 nomi. 46 sono le sedi succursali di scuole elementari che hanno meno di 50 alunni, 10 sono a Roma. Per quanto riguarda gli istituti superiori invece, le sedi distaccate con meno di 100 alunni sono 20, la metà nella Capitale. Nell’elenco figurano il tecnico commerciale Ilaria Alpi, succursale dell’istituto Caravaggio, che conta 29 alunni. Oppure il liceo classico Gaio Lucilio, distaccamento del Machiavelli, che ospita 30 alunni in un intero palazzo a San Lorenzo. Il caso più assurdo è sicuramente quello della succursale del liceo scientifico di vicolo del Casal Lumbroso: appena 7 alunni.
Tutti i dati si riferiscono alle iscrizioni, chiuse il 25 febbraio, per il prossimo anno scolastico anche se i tagli dovrebbero diventare effettivi solo a partire dal 2014-2015. Ma visto che il piano va approvato entro dicembre, è la discussione di queste settimane ad essere decisiva per la sorte di molte scuole. I sindacati chiedono alla Regione maggiore flessibilità rispetto ai parametri ministeriali. La Flc Cgil ha chiesto che vengano «superate le norme che impediscono la preposizione del dirigente scolastico e amministrativo alle scuole sottodimensionate, quindi sotto i 600 iscritti» e che sia «ripensata la stessa media dei 900 alunni che non fa i conti con le specificità territoriali e non tiene conto delle ingestibilità delle scuole sovradimensionate o con più di un plesso».
LA TRATTATIVA
Ma quali sono i margini di manovra della Regione? È possibile mettere in pratica la «flessibilità» chiesta dalle associazioni dei docenti o allentare i vincoli imposti dal ministero dell’Istruzione è inattuabile? La partita è tutta qui ed è appena cominciata. «Dopo questo primo giorno di consultazioni ci sarà la conferenza regionale per l’istruzione i primi di luglio – spiegano dall’assessorato alla Scuola del Lazio – dove sulla base delle istanze arrivate dagli incontri con le province arriverà una bozza delle linee guida sul dimensionamento. La bozza andrà in commissione, poi in Giunta e dopo tornerà alle province». Sulla possibilità di non essere troppo fiscali con il tetto dei 600 alunni, dall’Assessorato spiegano che «c’è una possibilità di deroga, ma solo per piccoli numeri. Calcoleremo anche la progressività degli iscritti, se è in aumento o in diminuzione nel corso degli anni. Qualche piccolo aggiustamento lo potremo fare, ma non di più».
Lorenzo De Cicco

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