Vi sono tanti che, purtroppo, non riescono a comprendere cosa significhi veramente “essere insegnanti”. Quei “tanti”, a volte sono insegnanti. A volte.
Noi “insegnanti” abbiamo contatto con individui veri. Non di quelli che si possono trovare sui videogiochi, che possono “morire” e basta un “push” per far ritornare in vita. I nostri allievi sono teneri esseri umani, che si “formano” nel magma del nostro “sociale”. Il virtuale imperversa nelle loro vite, la pubblicità gli offre realtà del tutto o in gran parte distorte, fasulle; la politica viene letta in differenti chiavi di lettura, ma resta, molto spesso, ciò che è: inconoscibile. Quanto la religione. Quei nostri ragazzi vengono a scuola da noi e noi insegnanti proviamo a comprenderli, ma prima di tutto, facciamo il possibile perché si comprendano e trovino uno spazio non virtuale nel mondo in cui vivono. Martina Iannone, di cui desidero pubblicare un breve testo, è uno di quegli allievi. Bella, tenera e forte, studentessa di liceo al Vomero (Napoli). Ha fatto e “messo giù” alcune riflessioni che penso siano importanti da leggere, anche per fare sì che non si pensi, con troppa facilità “dei giovani” le cose stereotipate e false che si pensano, troppo spesso e con facilità, di noi insegnanti. Bianca Fasano.

“I veri eroi sono quelli che ogni giorno si alzano dal letto e affrontano la vita anche se gli hanno rubato i sogni e il futuro.Quelli che alzano la saracinesca di un bar o di un’officina,che vanno in ufficio,in una fabbrica.Che non lottano per la fama o la gloria, ma per la sopravvivenza.”
Fabio Volo.

Martina Iannone 19.2.2013

E’ così!! Siamo noi gli eroi, giovani studiosi in cerca di uno stile di vita dignitoso e sicuro, ragazzi che lottano ogni giorno contro un’istituzione che gli sta togliendo il diritto alla cultura, un’istituzione che gli sta portando via il futuro. Ragazzi che abbandonano case e famiglie per inseguire sogni altrimenti inesistenti, ragazzi che vorrebbero solo poter dimostrare di esistere, che non è tutto finito, che siamo noi gli artefici del nostro destino e nessun altro.
Ma poi ogni voce viene smorzata,ogni lettera strappata e buttata via, ogni idea dimenticata e veniamo abbandonati a noi stessi, ignari di tutto e coscienti solo di dover andare avanti.
Fin da bambini ci insegnano a volare solo per poi tagliarci le ali, ci insegnano a scrivere solo per portarci via le parole e poi, alla fine, quando cresciamo e ci rendiamo conto della violenza che abbiamo subito, ci ritroviamo sul ciglio di una strada a rimpiangere i banchi scolastici. Rimpiangeremo compiti e interrogazioni perché il mondo che ci aspetta lì fuori non è determinato dai risultati di un test, ma dalla capacità di riuscire a salvarci da soli. Siamo circondati da lupi che si fingono pecore,ignoranti più delle capre ma pieni di sé come leoni.
Cadono le speranze e la volontà di continuare a camminare, abbandoniamo la nostra strada e ne intraprendiamo una diversa, la maggior parte delle volte però è sbagliata. Diventiamo così automi o meglio burattini, legati alle mani dei potenti,cittadini solo di casa nostra e padroni neanche più di noi stessi. Così la società viene mantenuta a bada, con la convinzione che non ci sia una scelta o via di scampo.
Ma siamo noi gli eroi,così come lo sono stati i nostri padri e le nostre madri, così dovremmo essere noi. Combattenti. Dovremmo combattere per ciò che crediamo giusto, per il nostro futuro, per la nostra vita e per la vita dei nostri figli e attualmente l’unico mezzo che abbiamo a nostra disposizione è la nostra mente, la nostra conoscenza. E nonostante stiano facendo di tutto pur di renderci degli ignoranti non dobbiamo cedere, ma continuare imperterriti nella convinzione che noi possiamo, che se facciamo dei sacrifici e studiamo è solo per noi stessi affinché ogni scopo o obbiettivo da raggiungere diventi concretezza.
Smettiamo di credere a chi ci dice di sperare, perché ora come ora non c’è speranza e se non siamo noi a crearla non ci sarà mai!
Ricordiamoci, che la vita di ogni giorno è una battaglia, una battaglia che non possiamo permetterci di perdere e che saremmo in grado di vincere solo nel momento in cui, tutti noi, arderemo la nostra libertà.

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