Gli LSU utilizzati come bidelli rischiano di perdere il posto

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di Franco Bastianini

Dovranno stringere ancora di più la cinghia gli oltre undicimila ex lavoratori socialmente utili che, inquadrati nelle imprese di pulizia, sono da anni utilizzati in diversi istituti scolastici come addetti alle pulizie.

Il rischio che corrono, se dovessero trovare applicazione le disposizioni contenute nell’art. 58, comma 5, del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69, è infatti quello di una riduzione delle ore lavorative e conseguente riduzioni stipendiali; in alcuni casi anche il licenziamento.

Il predetto comma 5 dispone, infatti, che a decorrere dall’anno scolastico 2013/2014, le istituzioni scolastiche statali acquistano, ai sensi dell’art. 1, comma 449, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, i servizi esternalizzati per le funzioni corrispondenti a quelle assicurate dai collaboratori scolastici(pulizia delle scuole) loro occorrenti nel limite della spesa che si sosterrebbe per coprire i posti di collaboratore scolastico accantonati ai sensi dell’art. 4 del decreto del Presidente della Repubblica 22 giugno 2009, n.119. A decorrere dal medesimo anno scolastico, dispone sempre il comma 5, il numero dei posti accantonati(il 25 per cento dei posti in organico di diritto) non è inferiore a quello dell’anno scolastico 2012/2013. In relazione a quanto previsto dal presente comma, le risorse destinate alle convenzioni per i servizi esternalizzati sono ridotti di 25 milioni di euro per l’anno 2014 e di 49,8 milioni a decorrere dal 2015.

Se l’ammontare delle riduzioni delle risorse da destinare alle convenzioni non saranno, in sede di conversione in legge del decreto legge, ridotte drasticamente, se non addirittura annullate, come hanno chiesto – in occasione della manifestazione svoltasi a Roma lo scorso 8 luglio dinanzi al dicastero dell’istruzione in viale Trastevere – sia i rappresentanti sindacali dei lavoratori che le imprese di pulizia e le società di servizi ausiliari, non solo non si potranno evitare le conseguenze negative indicate in premessa, ma ne risentirebbero anche le scuole che utilizzano seppure in misura residuale le squadre di pulizia.

Quelle scuole si vedrebbero infatti costrette, per garantire la pulizia dei locali, ad aumentare i carichi di lavoro dei collaboratori scolastici ad esse assegnati.

La proposta di riduzione delle risorse da destinare alle convenzioni non può non essere letta come l’ennesima conferma del fallimento del tentativo di esternalizzare totalmente i servizi di pulizia delle istituzioni scolastiche.

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