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La sfida di Manzoni: I Promessi Sposi e il futuro della scuola italiana

Scuola e Manzoni

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C’è un tema che, a intervalli regolari, torna a scuotere il dibattito culturale e scolastico italiano: il posto dei grandi classici nella formazione delle nuove generazioni. Questa sera, alle 20.30 su Rai GR Parlamento, la trasmissione La Sfida della Solidarietà ospiterà un confronto illuminante su questo argomento, con la partecipazione della prof.ssa Rossella Manco, docente di Lettere e figura di spicco del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). Al centro del dialogo, condotto dalla giornalista Paola Severini Melograni e arricchito dall’intervento del saggista Filippo La Porta, una proposta che non manca di far discutere: spostare lo studio de *I Promessi Sposi* al quarto anno dei licei.

Dietro quella che potrebbe sembrare una questione puramente ordinamentale si nasconde, in realtà, un interrogativo ben più profondo: quale ruolo può e deve avere la letteratura nella formazione critica dei giovani? Il romanzo di Alessandro Manzoni, con il suo intreccio di vicende umane e riflessioni morali, continua a rappresentare un terreno fertile per affrontare temi universali come la giustizia, la solidarietà e la dignità della persona. Tuttavia, non si può ignorare che il rapporto tra i ragazzi di oggi e i testi della tradizione italiana sia sempre più complesso, spesso segnato da una distanza culturale e linguistica che rischia di renderli inaccessibili.

Il CNDDU, da sempre impegnato nel promuovere i valori dei diritti umani attraverso l’educazione, sottolinea l’importanza di un approccio che non si limiti alla trasmissione passiva dei contenuti. La scuola non può essere solo un archivio di nozioni, ma deve trasformarsi in un laboratorio di pensiero critico, capace di mettere i giovani in dialogo con le grandi domande del passato per aiutarli a rispondere alle sfide del presente. In questo senso, la proposta di rivedere la collocazione de *I Promessi Sposi* nei programmi scolastici non è solo una questione tecnica: è un’opportunità per ripensare il modo in cui il nostro patrimonio letterario può parlare alle nuove generazioni.

Eppure, il dibattito non è privo di insidie. C’è chi teme che spostare l’opera manzoniana al quarto anno possa ridurne ulteriormente l’impatto, relegandola a un momento del percorso scolastico in cui gli studenti sono già proiettati verso l’esame di maturità. Altri, invece, vedono in questa scelta la possibilità di affrontare il testo con maggiore maturità e consapevolezza, rendendolo meno ostico e più vicino alle esperienze degli adolescenti.

In un’epoca in cui la comunicazione è dominata dalla velocità e dalla frammentazione, tornare a riflettere sul valore dei classici è un atto controcorrente ma necessario. Come sottolinea la prof.ssa Manco, il compito della scuola è anche quello di formare cittadini consapevoli, capaci di interrogarsi sui grandi temi dell’esistenza e della convivenza civile. E chi meglio di Manzoni può accompagnarci in questo percorso?

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L’appuntamento radiofonico di questa sera rappresenta un’occasione preziosa per approfondire una questione che riguarda non solo gli addetti ai lavori, ma l’intera società. Perché il futuro della scuola è, in fondo, il futuro del Paese.

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