A fine anno scolastico i social si infiammano sempre.
Da un lato i genitori, con vacanze sempre più corte e la gestione dei figli che diventa un problema nelle prime settimane estive, chiedono che la scuola resti aperta. Dall’altro i docenti, arrivati a giugno con energie psicofisiche al lumicino, rivendicano il tempo per recuperare.
Per SBC il vero nodo è un altro: si continua a confondere la scuola con l’intrattenimento. È un equivoco che una parte della scuola stessa ha alimentato negli ultimi decenni, mentre si allargava la frattura tra docenti e genitori e cambiava, entrando in crisi, il ruolo genitoriale tradizionale.
La nostra posizione è chiara. Il calendario scolastico regionale va rispettato, con le modifiche necessarie, punto. Gli edifici però possono restare accessibili d’estate, ma solo per attività ludico-sportive e ricreative finanziate dagli Enti Locali.
Il calo demografico non si risolve tenendo gli alunni a scuola a luglio e agosto. La “scuola d’estate” è impraticabile. Servono invece politiche di incentivi e servizi alle coppie.
Tra qualche anno, con una società sempre più multietnica, in Italia non mancheranno gli alunni. Mancheranno gli insegnanti. Succede già in aree del Nord-Est e del Nord-Ovest. Chi sceglierà di fare l’insegnante? Un lavoro sottopagato, sottostimato, rischioso e gestito in modo troppo autoritario dai dirigenti scolastici.
Le “vestali”, le crocerossine, le missionarie della scuola stanno andando in pensione. Con la crisi delle famiglie, molte insegnanti rimaste sole, separate, divorziate, vedove o single, sono diventate monoreddito con figli a carico.
Libero Tassella – SBC
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