HomeComunicato StampaSCUOLA, EDUCAZIONE AFFETTIVA: GULINO (CNOP): "È PREVENZIONE, SI ASCOLTI CHI CI LAVORA"

SCUOLA, EDUCAZIONE AFFETTIVA: GULINO (CNOP): “È PREVENZIONE, SI ASCOLTI CHI CI LAVORA”

La presidente del Cnop: "Le ragazze e i ragazzi hanno diritto a crescere con adulti competenti accanto"

Roma, 5 giugno

“L’educazione affettiva e relazionale è una forma di prevenzione e di cura del benessere. Insegna a riconoscere le emozioni, a rispettare l’altro, a dire e accettare un confine. Sono competenze che si imparano presto e accompagnano tutta la vita: chi sa dare un nome a ciò che prova fa meno fatica a chiedere aiuto quando qualcosa non va. Investire qui significa investire sulla salute psicologica di una generazione”. Lo afferma Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, commentando l’approvazione definitiva al Senato del ddl Valditara.
“Capiamo e condividiamo il valore del coinvolgimento delle famiglie. Il modo scelto, però – prosegue la presidente del Cnop – rischia di produrre l’effetto opposto: più burocrazia, insegnanti scoraggiati dal proporre i percorsi, famiglie spinte verso la diffidenza. Un clima che non può favorire un sano sviluppo di sé. A restare senza strumenti e competenze saranno soprattutto i ragazzi che a casa non hanno nessuno con cui parlarne. Per molti di loro l’insegnante, o lo psicologo a scuola, è il primo adulto competente che si accorge di un disagio”.
“C’è un aspetto – aggiunge Gulino – che da psicologi conosciamo bene. Le domande sul corpo, sulle emozioni, sulle relazioni restano anche quando la scuola tace: si spostano semplicemente altrove, ai coetanei, ai social, alla pornografia, dove nessuno aiuta a dare loro un senso. L’adolescenza è il tempo in cui identità, affetti e sessualità si intrecciano, e avere accanto un adulto di riferimento fa la differenza tra crescere con consapevolezza o crescere nella confusione”.
“Voglio essere chiara – prosegue – su un punto che inquina il dibattito: la cosiddetta ‘ideologia gender’ è un fantasma. La psicologia e le scienze umane studiano lo sviluppo dell’identità con metodo e rigore. Etichettare come ideologia la conoscenza scientifica confonde le famiglie e toglie spazio alle domande vere dei ragazzi. E per un ragazzo che si sta interrogando su di sé, sentirsi descrivere come un ‘problema ideologico’ aggiunge imbarazzo o vergogna proprio quando avrebbe bisogno di ascolto. La vergogna, nel nostro lavoro clinico lo vediamo ogni giorno, isola e fa male”.
“Come Ordine ci mettiamo a disposizione. Chi lavora ogni giorno sulla salute psicologica e relazionale può aiutare a costruire politiche educative efficaci. Le ragazze e i ragazzi hanno diritto a crescere con adulti competenti accanto, capaci di rispondere alle loro domande su di sé e sulle relazioni”, conclude.

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