HomeUltime Notizie ScuolaInsegnanti, pronti per il carico burocratico di fine anno scolastico?

Insegnanti, pronti per il carico burocratico di fine anno scolastico?

La burocrazia soffoca la scuola

Ci risiamo. Ogni anno, ogni riforma, ogni nuova sigla: una giungla di acronimi che si moltiplicano come funghi dopo la pioggia. Eppure, nonostante le promesse di semplificazione, il carico burocratico per gli insegnanti sembra crescere inesorabilmente. È come se qualcuno avesse deciso che, più documenti produciamo, più la scuola funziona. Ma è davvero così?

Prendiamo il caso del PAI, il Piano Annuale per l’Inclusività, che ora ha ceduto il nome a un altro PAI, il Piano di Apprendimento Individualizzato. Una confusione lessicale che già di per sé basterebbe a farci perdere la pazienza. Ma il problema non è solo semantico: il vecchio PAI è stato abolito dal DL 69 del 2019, sostituito da un Piano per l’Inclusione che dovrebbe essere legato al PTOF e alla definizione dell’organico. Fin qui tutto chiaro? No, ovviamente. Perché, nonostante la normativa, in alcune regioni si continua imperterriti a richiedere alle scuole di compilare il vecchio PAI. Perché? Perché sì, sembra essere la risposta più frequente.

E poi c’è il PDF, il Profilo Dinamico Funzionale. Anche questo, secondo il DL 96, non esiste più. Abrogato. Cancellato. Eppure continua a vivere come un fantasma burocratico. Non solo: in molte scuole viene redatto esclusivamente dall’insegnante di sostegno, in palese violazione della norma originale, che prevedeva un lavoro corale e condiviso. Ma chi se ne accorge? E soprattutto, chi se ne preoccupa?

Il paradosso si fa ancora più grottesco con il PEP, il Piano Educativo Personalizzato. Un documento che risale a un decreto del 1998 e che avrebbe dovuto essere archiviato da tempo. E invece no: c’è sempre qualche scuola, qualche ufficio amministrativo che lo rispolvera e lo impone, perpetuandone l’esistenza come una reliquia di un passato che non vuole passare.

La verità è che siamo bravissimi a creare nuove sigle, nuovi documenti e nuovi obblighi. Ma siamo pessimi nel liberarci di quelli che non servono più. È come se avessimo paura di svuotare gli armadi della burocrazia, lasciando accumulare montagne di scartoffie inutili che nessuno legge o utilizza davvero. E così, mentre ci lamentiamo del peso insostenibile della carta, continuiamo a riempire i cassetti.

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Forse è arrivato il momento di fare un passo indietro e chiederci: a chi serve davvero tutto questo? Agli insegnanti no, perché li sottrae al loro lavoro principale: insegnare. Agli studenti nemmeno, perché non c’è nulla di educativo in una burocrazia sterile e autoreferenziale. Allora a chi giova? Una domanda scomoda, certo. Ma necessaria.

Se vogliamo davvero una scuola più efficiente e inclusiva, dobbiamo imparare a fare pulizia. Non basta introdurre nuove riforme; bisogna anche avere il coraggio di eliminare ciò che è superfluo. Altrimenti continueremo a girare in tondo, prigionieri di un sistema che produce carte invece di soluzioni.

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