LAVORO Sarai precario per sempre. E ringrazia anche

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IL CONSIGLIO EUROPEO di fine giugno è atteso come l’ultima speranza per i giovani disoccupati: l’Europa e la politica italiana si sono accorte di loro e vogliono fare qualcosa. Attenzione però a essere ottimisti: forse da Bruxelles arriveranno un po’ di soldi (se va bene 500 milioni di euro, da integrare con altrettanti italiani) per sviluppare i centri per l’impiego e facilitare l’ingresso dei ragazzi nel mondo del lavoro. Ma con quale contratto? Il centro studi del ministero del Lavoro, l’Isfol, ha spiegato qualche settimana fa che i vincoli introdotti dalla riforma Fornero hanno determinato per alcuni mesi un
crollo delle forme di precariato più estremo (il lavoro intermittente e le collaborazioni), soltanto dopo alcuni mesi si comincia a vedere la tendenza desiderata, cioè una ripresa dei tempi determinati.
Il ministro del Welfare Enrico Giovannini sta lavorando a una parziale contro-riforma che ha accennato di recente in un’intervista al Corriere della Sera. Tra le poche certezze c’è la riduzione degli intervalli obbligatori tra un contratto e l’altro, “l’idea è condivisa dalle parti sociali a tal punto che è stata già inserita in molti contratti”. Circola anche l’idea di far sparire il “causalone”, cioè di abbandonare definitivamente la finzione per la quale le aziende devono giustificare il ricorso al contratto precario invece che al tempo indeterminato.
Tutto lecito e legittimo, la motivazione è inattaccabile: mettendo troppe rigidità durante una recessione si ottiene il risultato di creare disoccupati invece che quello, auspicato, di aumentare le assunzioni a tempo indeterminato. E quindi eliminiamo i limiti al precariato, liberalizziamolo perché di questi tempi è meglio un lavoro precario che niente, con la disoccupazione giovanile ormai arrivata al 38,4 per cento. Forse adesso non c’è alternativa. Ma c’è qualcuno disposto a scommettere che, passata la crisi, si tornerà indietro? Che la rassegnazione di oggi alla flessibilità come unica alternativa alla disoccupazione svanirà con la (eventuale) ripresa? Difficile. Una riforma profonda del mercato del lavoro e degli ammortizzatori non la vuole davvero nessuno, perché toglierebbe potere ai sindacati e alla Confindustria, mina le certezze della sinistra e interessa poco alla destra. E poi, come ammette la Commissione Ue nelle previsioni economiche di primavera, l’approccio europeo prevede che le aziende ritrovino competitività abbassando il costo del lavoro e riducendo le rigidità (un tempo note anche come “diritti”). Così i margini di guadagno aumentano, attirando nuovi investimenti che dovrebbero creare posti di lavoro. Soltanto alla fine, in un domani così lontano che oggi non si riesce a immaginare, le condizioni dei lavoratori (specie dei più giovani) potrebbero lentamente migliorare, tornando almeno ai livelli pre-crisi. Nel breve periodo, ripetono politici, manager e banchieri, i precari devono soltanto ringraziare di non essere disoccupati.

Twitter @stefanofeltri

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