È difficile non notare l’ennesima discrepanza nell’approccio del Ministero dell’Istruzione verso i diversi ordini di scuola. Da un lato, decreti e decisioni vincolanti per istituti tecnici e professionali; dall’altro, una semplice nota, la n° 112374 del 22 aprile 2026, per i licei, con tanto di richiesta di consultazione. La domanda sorge spontanea: perché questa differenza di trattamento?
Non si tratta solo di una questione formale, ma di un tema che tocca il cuore della dignità professionale. I docenti, indipendentemente dal tipo di scuola in cui operano, sono laureati, formati e qualificati per svolgere un ruolo cruciale nella società. Eppure, sembra che il Ministero fatichi a riconoscere questa parità di valore.
Forse si ritiene che i licei meritino un trattamento più “delicato” per via del prestigio che storicamente li accompagna? E i tecnici e professionali, invece, sono considerati meno degni di ascolto o confronto? È una percezione che non solo alimenta divisioni, ma mina anche la fiducia nella capacità delle istituzioni di garantire equità.
Se davvero vogliamo una scuola inclusiva e moderna, il primo passo è semplice: trattare tutti gli insegnanti con lo stesso rispetto.
Una lettrice indignata
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