di Carlo Forte e Alessandra Ricciardi

Al via i corsi abilitanti riservati ai docenti precari. E senza la prova preselettiva, paventata dall’ex ministro dell’istruzione, Francesco Profumo. La dizione ufficiale è «percorsi formativi abilitanti speciali» che va a sostituire la vecchia dizione dell’era Profumo dei Tfa speciali (la sigla Tfa sta per tirocini formativi attivi). La novità è contenuta in un decreto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale serie generale n.155 del 4 luglio scorso, che entrerà in vigore il 19 luglio prossimo. A partire da quella data gli interessati potranno produrre domanda, utilizzando la procedura via web che sarà attività dal ministero dell’istruzione. É prevista anche l’emanazione di un decreto dirigenziale che recherà la normativa di dettaglio. L’accesso ai corsi abilitanti sarà riservata ai precari che potranno vantare 3 anni di servizio, ma fino al 2011/2012, di cui almeno uno nella disciplina oggetto del corso, anche se abilitati in altre discipline. Non è previsto il superamento di prove di accesso e, secondo quanto risulta a Italia Oggi, per fare fronte alle richieste (che potrebbero raggiungere quota 80mila) gli aventi titolo a partecipare saranno classificati secondo l’anzianità di servizio. Tale criterio servirà a definire gli scaglioni che saranno gradualmente avviati alla frequenza dei corsi. Il tutto però senza che ci sia chiarezza sui posti disponibili per le future assunzioni. Dopo gli annunci del ministro dell’istruzione, Maria Chiara Carrozza, relativi a 15 mila nuove immissioni in ruolo a settembre e 44 mila nel successivo triennio, grazie al turn over, non sono giunti atti concreti. Ma non solo. La disponibilità dei posti indicati, circa 15 mila all’anno, si rivela comunque largamente insufficiente se confrontata con il fabbisogno occupazionale della categoria dei docenti precari abilitati, oggi a quota 150 mila. Categoria destinata a crescere ulteriormente proprio grazie ai corsi riservati che stanno per partire. Insomma, il sistema della formazione e del reclutamento sta mettendo sempre più a nudo le sue falle complice l’assenza, in questo concordano tutte le sigle sindacali, di una politica che guidi il processo, contemperando l’esigenza di rinnovamento con la tutela di diritti acquisiti, e non lo insegua. Il decreto sui corsi riservati tra l’altro sbarra la strada ai docenti di ruolo. Di fatto precludendo una ricollocazione professionale per i circa 9mila insegnanti in esubero sulla propria classe di concorso e che potrebbero abilitarsi su altri classi per le quali c’è carenza di prof. E così la mobilità professionale, pensata dalla legge per un utilizzo intelligente del personale, perde un’altra buona occasione per passare dalle parole ai fatti. La preclusione appare ancora più stridente se si pensa che molti docenti in esubero sono stati e saranno ricollocati secondo i titoli di studio posseduti e a prescindere dal possesso dell’abilitazione, così come indicato dall’art. 14, comma 17 del decreto legge 95/2012. Quanto al contenuto del decreto sui corsi riservati, il dispositivo prevede che fino all’anno accademico 2014-2015 gli atenei e le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica dovranno istituire ed attivare percorsi abilitanti speciali finalizzati al conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e secondo grado e analoghi percorsi dovranno essere organizzati per la scuola dell’infanzia e primaria. Potranno partecipare i docenti non di ruolo che abbiano maturato, a decorrere dal 1999/2000 fino al 2011/2012 incluso, almeno tre anni di servizio in scuole statali, paritarie o nei centri di formazione professionale. Il lavoro prestato nei centri di formazione riconducibile a insegnamenti compresi in classi di concorso sarà valutato solo se prestato per garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione a decorrere dall’anno scolastico 2008/2009. Ai fini del raggiungimento dei requisiti previsti sarà valutato anche il servizio effettuato nella stessa classe di concorso o tipologia di posto, prestato per ciascun anno scolastico per un periodo di almeno 180 giorni. Oppure quello valutabile come anno di servizio intero, ai sensi dell’articolo 11, comma 14, della legge 3 maggio 1999, n. 124. E cioè dal 2 febbraio fino agli scrutini. Il requisito potrà essere raggiunto anche cumulando i servizi prestati, nello stesso anno e per la stessa classe di concorso o posto, nelle scuole statali, paritarie e centri di formazione professionale.

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