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Questione salariale – I nodi stanno per arrivare al pettine

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Un ottimo articolo di Alessandra Ricciardi mette a fuoco le questioni salariali oggetto dell’incontro di oggi fra il ministro Carrozza e i sindacati. Non è escluso che possa esserci rottura e quindi lo sciopero così come è già avvenuto per i capi di istituto dopo il blocco del loro salario accessorio.

Questo l’articolo

I nodi stanno per venire al pettine. Il faccia a faccia di oggi tra il ministro dell’istruzione, Maria Chiara Carrozza, e i segretari di Flc-Cgil, Cisl scuola, Uil scuola, Snals-Confsal e Gilda dovrà chiarire non solo tempi e modalità del definitivo recupero degli scatti dei docenti (il decreto legge è approdato al senato, la direttiva non è invece ancora all’Aran), ma anche il destino del personale Ata e dei dirigenti.
Se sui capi di istituto, anche loro alle prese con il blocco del salario accessorio, i sindacati hanno già proclamato lo sciopero, per gli ausiliari, tecnici e amministrativi la proclamazione potrebbe essere imminente. E potrebbe essere decisiva proprio al risposta che la Carrozza darà oggi: è attesa una disposizione normativa che possa sottrarre le posizioni economiche I e II dal blocco dei contratti. Anche perché, ed è la tesi dei sindacati contrapposta all’interpretazione finora ostativa data dal ministero della Funzione pubblica, si tratta non di aumenti, ma di emolumenti per prestazioni aggiuntive di circa 9 mila ausiliari, svolte a seguito di una selezione e di un corso di formazione. Dipendenti che si sono visti interrompere i pagamenti, se non avanzare richieste di restituzione a partire dal 2011. E poi c’è la vicenda della possibile riapertura contrattuale per l’intero comparto, che il ministro in questi giorni ha fatto capire vorrebbe però fosse legata anche una revisione della struttura retributiva del personale: basta scatti, o comunque solo scatti, sì ad elementi dinamici che attengono al maggior impegno. Un terreno che però è scivoloso, ancora di più in questa fase in cui a un’assenza cronaca di risorse aggiuntive (e i sindacati non tollererebbero uno scippo di quelle che ad oggi servono a finanziare la retribuzione base) si accompagna una estrema fragilità del governo. Che non potrebbe sostenere che da scioperi di categoria (dirigenti, personale ausiliario) si passi a uno sciopero dell’intero comparto. Ma il pericolo, almeno per il momento, dovrebbe essere scongiurato.

Il ministro ha praticamente pronta la direttiva da inviare all’Aran per l’inizio della trattativa sugli scatti, ai cui esiti il decreto legge lega il recupero integrale del 2012 ai fini delle progressioni. I sindacati hanno chiesto di poter avere maggiore flessibilità nel recuperare i fondi necessari dal Mof (circa 250 dei 370 milioni necessari).

Il decreto legge trasmesso al senato per il primo via libera pone rimedio anche agli effetti del congelamento dei salari per il 2014 (che vige in tutto il pubblico impiego) e che impedirebbe di erogare le somme dello scatto 2013: nella relazione tecnica allegata al dl, si legge che dai dati di preconsuntivo 2013 emerge che si sono spesi per gli stipendi dell’istruzione circa 100 milioni di euro in meno. «Pertanto detti margini possono essere utilizzati per fronteggiare i miglioramenti stipendiali derivanti dalla norma e quantificabili in circa 70 milioni». Intanto, in commissione affari costituzionale di palazzo Madama, è stato presentato giovedì scorso un emendamento al decreto Milleproroghe che recava contenuto analogo a quello del decreto legge. Un emendamento che poi è stato dichiarato non ammissibile dalla commissione e ritirato dal governo. Era il tentativo, raccontano rumors di palazzo, del ministero dell’istruzione di evitare di dover sostenere l’iter di una nuova conversione in legge, con i prevedibili assalti emendativi. Il tentativo non è andato

Alessandra Ricciardi

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