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Visita fiscale, nuove fasce orarie, non si arresta la persecuzione dei lavoratori del pubblico impiego

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Visita fiscale, la riforma Madia cambia tutto anche le fasce orarie di reperibilità.

Nonostante i dati delle assenze per malattia dei dipendenti dipendenti pubblici si discostino di poco da quelli dei privati, la moda del momento è quella di dargli lo stesso addosso, forse per acquisire consensi dagli elettori del privato, ma che senza dubbio fanno perdere consensi dagli statali.

Dipendenti pubblici ormai è quasi una persecuzione

Nuove regole per i permessi di malattia, nuovi orari per le visite fiscali, occhio alle bufale

E’ un accanimento, quasi una persecuzione, che va avanti da anni. Ricordiamo ancora i “fannulloni” dell’energumeno tascabile, così lo definì Massimo D’Alema rivolgendosi a Brunetta, fino ad arrivare alle campagne mediatiche portate avanti da TV e giornali, non ultimo lo stesso Festival della canzone italiana ha ospitato un dipendente del comune di Catania ora in pensione. Il novello pensionato si vantava di non aver usufruito di oltre 230 giornate di ferie e di averle regalate al comune etneo.

Ricordiamo che le ferie sono un diritto sacrosanto dei lavoratori  sancito dalla stessa Costituzione. Ma va da sè che la Costituzione viene tirata in ballo solo quando fa comodo a loro.

Forse nell’intenzione del governo c’è la volontà di schiavizzare i dipendenti pubblici? Era questo il messaggio che voleva far passare Carlo Conti direttore artistico del Festival?

Certo è che quando si forzano i concetti lo si fa per “indorare” la pillola e preparare l’opinione pubblica.

Come cambia la vistita fiscale: la riforma Madia detta le nuove regole

L’opinione pubblica adesso è pronta ad accettare la riforma della Pubblica Amministrazione Madia, convinta che sia necessaria perchè questi “cattivoni dipendenti statali”, con i salari fermi da quasi un decennio, non lavorano e fregano i contribuenti.

Come mai ancora non hanno pensato di farli lavorare gratis e di negargli pure le ferie?

E se si ammalano devono essere controllati e guai se si ammalano di lunedì, guai a loro, perchè anche sulla barella devono andare lo stesso a timbrare il cartellino, altrimenti si apre la procedura di infrazione e quindi rischiano il licenziamento (stiamo esasperando i concetti, ma forse non siamo così lontani dalle idee dei nostri politici).

Per controllarli se sono realmente ammalati, la Madia ha deciso di inviare la visita viscale mirata e ripetuta per tutta la durata della malattia, manco si fossero macchiati di un grave crimine e quindi costretti agli arresti domiciliari e non importa quanto costa all’erario una visita fiscale, forse costa più della stessa giornata di malattia del lavoratore, figuriamoci se ripetuta.

La cura dunque è peggio della malattia?

Cambieranno anche le fasce di reperibilità

Si metterà mano anche alle fasce di reperibilità, attualmente per gli statali sono: dalle ore: 9.00 alle ore: 13.00; dalle ore: 15:00 alle ore: 18:00.

Se il lavoratore vive da solo non potrà nemmeno uscire per fare la spesa.

A questo la Madia avrà pensato?

Probabilmente no, ma i dipendenti pubblici si stanno rompendo le scatole di essere continuamente vessati da chi non ha argomenti migliori per conquistare consensi elettorali se non quello della persecuzione inutile e costosa dei lavoratori del pubblico impiego.

A dimostrazione di quanto scriviamo sono le migliaia di e-mail di protesta che riceviamo che con orgoglio chiedono rispetto per il loro lavoro e per la loro vita.

Per perseguitare i fannulloni – teniamo a ricordarlo – ci sono già i dirigenti lautamente retribuiti.

One Comment

  1. Simonetta agosto 31, 2017

    Salve, sono una dipendente del Ministero dell’Interno; ho percorso in lungo e in largo il web alla ricerca di altre persone…ops…”dipendenti pubblici” indignati come me e, ad oggi, ho trovato solo voi. Sposo pienamente il punto di vista sulle modalità vessatorie di uno Stato che tratta, ex ante, da perfetti criminali i propri collaboratori, ai quali non viene nemmeno riconosciuto il “diritto” di ammalarsi, come a ogni altra umana creatura. Non vengono rinnovati i contratti fermi da quasi dieci anni, con le drammatiche conseguenze economiche derivanti a una categoria di lavoratori che percepiscono, in media, 1.100/1.200 euro mensili, ma si investono milioni di euro nel perseguirla alla stregua del “pericolo pubblico numero 1”; in realtà, esistono persone in libertà vigilata per la commissione di reati, che non sono soggetti a controlli così rigorosi o, come più correttamente li definite voi, a una vera e propria persecuzione. Mi sento delusa, sfiduciata, umiliata e denigrata E, in verità, ciò che però più mi perplime e mi sconforta, è il silenzio delle associazioni sindacali e dei colleghi, quasi fosse giusto e legittimo, per lo Stato, infliggerci questo trattamento oltraggioso e iniquo.

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