HomeComunicato StampaInclusione scolastica: un diritto talvolta ancora da conquistare, la denuncia del CNDDU

Inclusione scolastica: un diritto talvolta ancora da conquistare, la denuncia del CNDDU

Cosa è accaduto a Mestre?

La scuola, si sa, è il luogo in cui si costruisce il futuro di una società. È qui, tra banchi e lavagne, che si formano le nuove generazioni, si forgiano le competenze e si coltivano i valori che guideranno il domani. Tuttavia, quando si parla di inclusione scolastica, il nostro sistema educativo mostra ancora troppe crepe, in particolare per quanto riguarda il sostegno agli studenti con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento (DSA).

Un recente allarme lanciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) mette in luce una situazione che non può più essere ignorata: nella provincia di Venezia, a fronte di un aumento di circa cento nuove certificazioni di disabilità, è stato assegnato un solo insegnante di sostegno in più. Un dato che lascia sgomenti e che evidenzia uno squilibrio inaccettabile tra le esigenze crescenti della popolazione scolastica e le risorse messe in campo.

Non si tratta solo di numeri. Dietro ogni certificazione c’è un bambino, una famiglia, un percorso di vita che merita attenzione e supporto. Eppure, il sistema sembra arrancare, incapace di rispondere a questa trasformazione sociale che vede un aumento significativo di studenti con bisogni educativi speciali. La scuola italiana si trova davanti a una sfida epocale: garantire un’istruzione inclusiva reale, non solo sulla carta.

Il problema non è nuovo e non riguarda solo Venezia. È una questione che attraversa trasversalmente tutto il Paese. Ma i dati della provincia lagunare sono emblematici di una crisi che non può più essere derubricata come emergenza contingente. L’aumento dei casi di DSA e difficoltà relazionali non è un’anomalia statistica: è il riflesso di un cambiamento profondo nella società, che richiede risposte altrettanto profonde e strutturate.

E qui veniamo al punto dolente: la risposta istituzionale. Se da un lato non si può negare l’impegno di tanti insegnanti e operatori scolastici nel cercare di colmare le lacune del sistema, dall’altro è evidente che la macchina organizzativa fatica a stare al passo. L’incremento lineare degli organici, pur necessario, non basta. Servono soluzioni innovative, in grado di affrontare la complessità del problema con una visione a lungo termine.

Il CNDDU propone un modello organizzativo evoluto, basato su unità funzionali per l’inclusione: team multidisciplinari composti da docenti specializzati, pedagogisti, psicologi e tecnici della didattica digitale, capaci di lavorare in sinergia per rispondere ai bisogni specifici degli studenti. Non si tratta solo di aggiungere risorse, ma di utilizzarle in modo più efficace e mirato, con strumenti tecnologici che permettano una gestione trasparente e razionale dei piani educativi personalizzati.

Certo, la strada è lunga e non priva di ostacoli. La prospettiva di una riforma che coinvolga l’INPS nel processo di certificazione e introduca un modello bio-psico-sociale orientato al progetto di vita personalizzato sembra andare nella giusta direzione. Tuttavia, senza una pianificazione operativa chiara e senza risorse adeguate per supportare il cambiamento, rischia di rimanere lettera morta o addirittura di aggravare le difficoltà già esistenti.

La scuola inclusiva non può essere una semplice dichiarazione d’intenti o una somma aritmetica di insegnanti e studenti. Deve diventare un sistema capace di leggere la complessità della realtà contemporanea e di rispondere con flessibilità ed efficacia. Per farlo, però, serve un cambio di paradigma: meno burocrazia e più progettualità; meno soluzioni tampone e più visione strategica; meno parole e più fatti.

In un Paese che ama definirsi civile, non possiamo permetterci che il diritto all’istruzione inclusiva resti un miraggio per tanti bambini e ragazzi. La scuola deve tornare a essere il luogo dove ogni studente può sentirsi accolto, valorizzato e accompagnato nel proprio percorso educativo, qualunque siano le sue esigenze o difficoltà.

Il CNDDU promette di continuare a vigilare e a fare pressione affinché questa battaglia per i diritti umani non venga dimenticata o relegata ai margini dell’agenda politica. Ma la responsabilità è collettiva: istituzioni, famiglie, insegnanti e società civile devono fare fronte comune per trasformare una criticità in opportunità. Perché il futuro dei nostri ragazzi è anche il futuro del nostro Paese. E non possiamo permetterci di tradire questa promessa.

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